Nella lotta alla tubercolosi molto e’ stato fatto, ma servono interventi globali per limitare l’avanzata della malattia. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato da Giovanni Battista Migliori, responsabile del Centro Collaborativo Oms per il controllo della Tubercolosi e le malattie respiratorie dell’Irccs Fondazione Maugeri di Tradate, nonche’ segretario generale della Societa’ Europea per le malattie Respiratorie (Ers), in un commento pubblicato su The Lancet riguardo alle strategie complessive per la lotta alla tubercolosi. “Partiamo dal presupposto che la tubercolosi e’ potenzialmente prevenibile e curabile, che sono stati fondamentali in questi anni gli sforzi messi in campo a livello mondiale per offrire terapie piu’ efficaci, migliori diagnosi e soprattutto per attivare con regolarita’ programmi mirati di controllo della malattia”, ha detto Migliori. I vari programmi nazionali sino a oggi si sono concentrati sulla riduzione dell’incidenza delle forme di TB Multiresistenti (MDR) (ovvero resistenti ad almeno isoniazide e rifempicina), ma molti sforzi e soprattutto molte risorse sono stati assorbiti anche dalle forme XDR, quelle “estensivamente resistenti” alle principali categorie di farmaci disponibili. “Casi che, per quanto rappresentino una percentuale minima rispetto al totale, sono pero’ in grado di assorbire budget rilevanti per la cura. Ad esempio in Sud Africa sono il 3 per cento e assorbono il 35 per cento delle risorse disponibili per la lotta alla TB”, ha detto Migliori. “Ecco che vanno quindi visti positivamente i successi, in termini di riduzione della prevalenza della TB, riscontrati in Cina in maniera costante e progressiva nei decenni 1990, 2000 e 2010. “Riuscire a intervenire positivamente in Cina, considerato un paese chiave nella pandemia da TB (nel 2012, oltre 900mila casi su una popolazione di quasi un miliardo e 400milioni di persone), significa riuscire ad incidere in maniera significativa a livello globale; ma soprattutto – ha continuato – significa che i piani di controllo sono applicabili anche su vasta scala. Gli obiettivi della World Health Assembly del 1991 sottolineavano l’importanza di riuscire a identificare il 70 per cento dei pazienti contagiosi e curarne almeno l’85 per arrivare a una riduzione significativa dell’epidemia. Ebbene, dopo 23 anni il problema che dobbiamo affrontare non e’ tanto legato alla capacita’ di cura dei casi noti non resistenti ma all’individuazione dei nuovi casi (e delle infezioni latenti), rispetto a quelli gia’ registrati, azione che richiede un’effettiva sorveglianza in grado di misurare la reale situazione epidemiologica in un determinato paese”. Le considerazioni sull’esperienza cinese sono estremamente importanti in vista della definizione dei nuovi obiettivi 2015-2015 per la lotta alla Tbc che dovranno essere fissati dalla World Health Assembly a breve e che prevedono di arrivare, dopo la strategia DOTS a Direcly Observed Treatment e la Stop TB Strategy, al concetto di TB Elimination che si raggiunge quando si registra meno di un caso di TB per milione di abitanti. “Sono dati che ci parlano di fattibilita’, di risultati e progressi raggiunti con strumenti ad oggi disponibili. Ma ci dicono anche – ha concluso Migliori – che la lotta per un mondo ‘TB free’ necessita anche di nuovi sforzi sul fronte degli strumenti di diagnosi, (test molecolari rapidi per individuare sensibilita’ o resistenza al farmaco), di trattamento, (nuovi farmaci per combattere le forme piu’ resistenti), della modalita’ sistematica di diagnosi e trattamento dei casi malati o portatori di infezione tubercolare latente e soprattutto di un migliore accesso alle cure da parte della popolazione piu’ a rischio”.