Salute: pirfenidone efficace contro la Fibrosi Polmonare Idiopatica

Grazie al trattamento con pirfenidone e’ possibile rallentare la progressione della Fibrosi polmonare idiopatica (IPF) una malattia rara del polmone, e quindi aumentare la sopravvivenza dei pazienti che ne sono affetti. Questo e’ quanto emerso dallo studio di Fase 3 ‘Ascend’, presentato in occasione della conferenza internazionale dell’American Thoracic Society, in corso a San Diego. Nello studio il pirfenidone, sviluppato dalla company InterMune, ha significativamente ridotto la progressione dell’IPF, valutata misurando la variazione percentuale della cosiddetta capacita” vitale forzata dopo 52 settimane di trattamento. Inoltre, effetti significativi del trattamento sono stati dimostrati su entrambi i principali endpoint secondari rappresentati dal ‘test del cammino’ e dal tasso di sopravvivenza libera dalla progressione della malattia. “Nello studio Ascend il trattamento con pirfenidone e’ stato associato a una minore mortalita'”, ha riferito Paul Noble direttore del Dipartimento di Medicina del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles. “I risultati di Ascend, uniti anche studi precedenti, hanno dimostrato – ha continuato – che il rischio di mortalita” per tutte le cause e’ stato ridotto del 48 per cento alla 52esima settimana nel gruppo di pazienti trattati con pirfenidone. Infine, il trattamento si e’ rivelato sicuro e ben tollerato dai pazienti”. Si tratta di un risultato importante considerata la gravita’ dell’Ipf. “Il pirfenidone – ha sottolineato Carlo Albera, Direttore della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Universita’ di Torino, Responsabile del Centro per le Interstiziopatie Polmonari e Malattie Rare del Polmone presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Torino – oggi e’ l’unico farmaco contro questa terribile malattia approvato e commercializzato in Europa e in Canada. Ed e’ il primo che si e’ dimostrato in grado di fermare la progressione dell’Ipf con studi di lungo periodo e attraverso l’esperienza dei paesi in cui il farmaco e’ gia’ utilizzato”. Nelle prossime settimane InterMune ha in programmi di chiedere all’approvazione anche alla Food and Drug Administration, l’agenzia americana per il controllo dei farmaci. Soddisfatto dei risultati anche Giacomo di Nepi, vicepresidente esecutivo e managing director di InterMune Europa. “In dieci anni – ha detto – abbiamo investito circa 600 milioni di dollari per riuscire a trovare un farmaco in grado di aiutare le persone affette da Ipf. Siamo soddisfatti del risultato raggiunto e oggi il pirfenidone e’ un farmaco rimborsato dal sistema sanitario di 15 paesi, compresa l’Italia. Ma la nostra battaglia non finisce qui: oltre ad allargare le possibilita’ di utilizzo del farmaco anche per altre malattie, speriamo in un futuro non molto lontano di trasformare l’Ipf in una malattia cronica e non piu’ in una sentenza di morte”.