A Torino ogni anno si registrano oltre 1.500 nuovi casi di scompenso cardiaco acuto. Su questa patologia dal 9 all’11 maggio si svolgeranno in tutta Europa giornate dedicate all’informazione, alla diffusione di dati statistici e alle nuove prospettive di prevenzione e cura aperte dalla ricerca.. “Lo scompenso cardiaco rappresenta una vera e propria epidemia nei paesi occidentali – spiega Davide Castagno, ricercatore presso la Divisione di Cardiologia Universitaria diretta da Fiorenzo Gaita della Citta’ della Salute e della Scienza di Torino – Ad allarmare sono anche i dati relativi alla prognosi dei pazienti colpiti da scompenso cardiaco: nella realta’ torinese la mortalita’ a 30 giorni e’ del 10%, mentre a un anno dalla dimissione raggiunge quasi il 30%”. “Quando il paziente arriva al pronto soccorso durante un episodio acuto – spiega Castagno – i trattamenti convenzionali consistono nella somministrazione di ossigeno e diuretici, talvolta di vasodilatatori, per ridurre la mancanza di fiato (dispnea) e il sovraccarico di liquidi (congestione). Purtroppo, le armi a disposizione non sono molte”. Tuttavia le divisioni di Cardiologia Universitaria e di Medicina d’Urgenza della Citta’ della Salute di Torino sono “coinvolte nella ricerca di nuove strategie per il trattamento dello scompenso cardiaco acuto. Entrambe le divisioni – aggiunge Castagno -partecipano a uno studio multicentrico internazionale che coinvolgera’ circa 6.500 pazienti e che testera’ gli effetti di una versione ricombinante della relaxina-2, un ormone ad azione vasodilatatrice prodotto dalle donne in gravidanza. In uno studio preliminare questa molecola si e’ dimostrata in grado di migliorare la dispnea e i segni clinici di congestione con una riduzione significativa della mortalita’. Se questi risultati venissero confermati dal nuovo studio, avremmo finalmente a disposizione un farmaco in grado di migliorare la sintomatologia e la sopravvivenza del paziente affetto da scompenso cardiaco acuto”. Accanto alle terapie farmacologiche – conclude Castagno – un ruolo fondamentale e’ giocato dalla prevenzione. “Uno stile di vita sano che preveda attivita’ fisica e dieta equilibrata a basso contenuto di sodio sono cruciali, soprattutto in quei soggetti che vengono considerati a rischio”.
Salute: scompenso cardiaco, a Torino 1.500 nuovi casi ogni anno
