Tumori: il fumo è il primo fattore di rischio per il cancro alla vescica

fumareIl fumo e’ il primo fattore di rischio per il cancro alla vescica, aumenta di ben il 66% le possibilita’ di incorrere in questa neoplasia nell’uomo e del 33% nella donna ” fino a moltiplicare di 4-5 volte la possibilita’ di sviluppare la malattia rispetto a un non-fumatore”, spiega Vincenzo Mirone, ordinario di urologia dell’Universita’ Federico II di Napoli tra i relatori oggi a Roma della conferenza stampa della Societa’ italiana di urologia per fare il punto sulla patologia. “A questo fattore di rischio – prosegue Mirone – si aggiungono l’esposizione ad alcuni agenti tossici: anilina e ammine aromatiche (benzidina, 2-naftilammina) presenti nei coloranti e nelle vernici, l’assunzione di analgesici in particolare la fenacetina che aumenta il rischio di tossicita’ (meglio usare il paracetamolo) e l’eccesso di caffe’, quest’ultimo considerato pero’ come fattore di rischio potenziale”. “Oggi e’ possibile migliore il trattamento in fase iniziale del tumore della vescica – continua Mirone – grazie anche a strumenti diagnostici sempre piu’ precisi. Quale, ad esempio, la metodica con fascio di luce Pdd (Photo Dynamic Diagnosis) che aiuta a discernere meglio fra benignita’ e malignita’ di una lesione e a scoprire focolai di forme preneoplastiche (Cis) invisibili ad occhio nudo”. “Si tratta di una metodica poco invasiva – suggerisce Mirone – a cui sono candidati i pazienti sottoposti a un intervento chirurgico endoscopico. Trenta minuti prima dell’ingresso in sala operatoria, sfruttando il catetere di cui di norma il paziente e’ gia’ portatore, viene inoculata nella vescica (che deve essere mantenuta piena) una sostanza cromofora di cui si impregnano le mucose. Una volta stimolata con una illuminazione a luce blu, la sostanza emette una fluorescenza nello spettro del rosso che consente di ‘vedere’, nell’organo vescicale, le cellule sane da quelle tumorali”. Secondo Mirone “le caratteristiche di accuratezza della Pdd la rendono una metodica piu’ affidabile rispetto alla tradizionale cistoscopia o alla Nbi per la quale non esistono sufficienti studi clinici. L’obiettivo – osserva – e’ di poter ulteriormente migliorare la sopravvivenza media a 5 anni, che si assesta oggi al 77% fra gli uomini e al 72% fra le donne, e di ridurre la mortalita’ che ha gia’ subito un decremento di -1,6% annuo nella popolazione maschile e -2,6% annuo in quella femminile. Resta ancora parzialmente da risolvere – conclude Mirone – il problema delle false fluorescenze (falsi negativi), evitabile pero’ programmando la Pdd distanziata da terapie o da altri interventi diagnostici”.