Yucatan, scoperto un teschio risalente a 12.000 anni fa: è il più antico esemplare delle Americhe [FOTO]

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teschio_grotta_subacquea2Nei fondali di una grotta subacquea nella penisola messicana dello Yucatan, un gruppo di sub antropologi ha ritrovato i resti scheletrici di un’adolescente che essi stessi hanno chiamato Naia, con riferimento alle ninfe greche. E’ rimasta nascosta per 12 mila anni insieme ad ossa di decine di animali estinti nell’era glaciale, e rappresenta il più antico esemplare mai scoperto nelle americhe. I ricercatori della Bay Area Underwater Explorers, armati di torce, hanno subito stabilito una certa disuguaglianza con i tratti somatici degli odierni nativi americani: il cranio, appartenente ad una ragazza di 15-16 anni, mostra delle guance strette e una fronte molto alta, ed il suo DNA mitocondriale rivela che è legata alla vita degli Indiani d’America, in particolare ad una delle prime popolazioni che abitarono la terra ora sommersa sul fondo del mare di Bering. Naso ampio, occhi grandi. Queste le caratteristiche principali riscontrate dai sub.
la-sci-first-americans-20140516-002La datazione al carbonio dei suoi denti suggerisce un’età compresa tra i 12 e i 13 mila anni, in quello che sarebbe stato un ambiente molto arido. Con tutta probabilità “Naia” entrò nella profonda grotta, oggi chiamata Hoyo Negro (Buco nero), per cercare dell’acqua, quando un crollo improvviso ne impedì l’accesso. Incapace di fuggire a causa di un’anca fratturata, la giovane donna rimase intrappolata con altri animali preistorici. Finita l’era glaciale, il livello dei mari aumentò e la grotta venne sommersa. E con essa i resti della povera adolescente. Lo studio, pubblicato con un’analisi approfondita sulla rivista Science, ha acceso un dibattito in merito a come i primi esseri umani raggiunsero e abitarono il Nuovo Mondo. Di fronte a molteplici differenze di aspetto tra gli attuali nativi americani e gli antichi fossili, alcuni archeologi sostengono che le Americhe fossero originariamente popolate da europei e asiatici. 570xNxteschio_grotta_subacquea4.jpg.pagespeed.ic.ryhHemOFwRNell’ultimo decennio, tuttavia, le analisi del DNA hanno suggerito che i fondatori americani emersero da una singola popolazione proveniente dall’Asia. Questi antichi abitanti si sarebbero evoluti per migliaia di anni in una terra tra la Siberia e l’Alaska che oggi gli scienziati chiamano Beringia, una lingua di terra che all’epoca univa i due continenti. Poi, al ritiro dei ghiacciai al termine dell’era glaciale, Beringia cominciò a scomparire tra i mari e gli abitanti si distribuirono tra il Nord e il Sud America, diversificandosi in migliaia di etnie e tribù differenti. Per cui, nonostante le palesi differenze legate alle origini separate, i paleoamericani e i nativi americani discenderebbero dalla stessa patria. Attualmente i resti della giovane donna sono custoditi in un laboratorio dell’Istituto Nazionale Messicano di Antropologia e Storia.

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