Dove verrà costruito il deposito nucleare nazionale? Inizia l’iter per la realizzazione, ecco i criteri ISPRA

cartina italia geologica1E’ partito l’iter per la realizzazione del deposito nucleare nazionale di superficie destinato a ospitare le scorie italiane, eredita’ della breve stagione nucleare del nostro paese e delle attivita’ mediche, industriali e di ricerca attuali. Si tratta di circa 54.800 metri cubi di rifiuti radioattivi di cui 44.400 a media e bassa attivita’ a cui vanno aggiunti 35.400 metri cubi (che crescono di 500 mc all’anno) appunto per le attivita’ che ancora vengono compiute, per un totale di circa 90mila metri cubi. Nelle dodici pagine diffuse da Ispra vengono dettate le regole che Sogin (la societa’ pubblica che gestisce lo smantellamento delle vecchie centrali) dovra’ seguire per l’individuazione entro la fine dell’anno dell’area idonea ad ospitare il deposito nazionale. A differenza del periodo Scanzano Jonico – undici anni fa – il deposito non sara’ di profondita’ ma in superficie perche’ destinato a ospitare i rifiuti meno “pericolosi”, appunto a bassa e media intensita’. E differenza del passato nessuna pregiudiziale viene esplicitata rispetto ai siti eventualmente individuati nelle isole italiane.

CRITERI DI ESCLUSIONE – L’Ispra ha indicato innanzitutto una serie di criteri di esclusione che vanno dalle aree vulcaniche (attive o quiescenti) come Etna, Stromboli, Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea, Isola Ferdinandea e Pantelleria, a quelle caratterizzate da sismicita’ elevata o da fogliazione e a rischio idraulico o geomorfologico, come fiumi o aree soggette a inondazioni e a frane. Ad essere fuori gioco saranno anche le zone sopra i 700 metri, quelle con pendenza media superiore al 10% e quelle entro i 5 km dalla costa o con un altitudine sotto i 20 metri per via di falde acquifere, possibile mareggiate, clima marino (estremamente corrosivo) e in generale densamente abitate.

Nessuna “chance” nemmeno per le zone carsiche, i parchi nazionali, regionali e interregionali, riserve naturali statali e regionali, oasi naturali, geoparchi, Sic, Zps e zone umide o le aree che hanno risorse nel sottosuolo che possono essere sfruttate. Naturalmente tra i criteri di esclusione rientrano anche una distanza adeguata dai centri abitati e inferiori a 1 km da autostrade e strade extraurbane principali e da linee ferroviarie fondamentali o da attivita’ industriali a rischio di incidente rilevante, dighe e sbarramenti idraulici artificiali, aeroporti o poligoni di tiro militari operativi.

CRITERI DI APPROFONDIMENTO – Al momento di decidere il luogo che dovra’ ospitare il deposito nazionale, Sogin dovra’, inoltre, approfondire, alcuni aspetti come la presenza di “manifestazioni vulcaniche secondarie” o fenomeni come la subsidenza, gli aspetti geologici e idrogeologici del territorio, produzione agricole di particolare qualita’ e tipicita’ e luoghi, presenza di infrastrutture critiche rilevanti o strategiche.

TEMPI E COSTI – Non si tratta di una decisione immediata. Tra verifiche, consultazioni pubbliche e indagine sui siti, la costruzione del deposito unico (con annesso parco tecnologico), dovrebbe richiedere non meno di 5 anni e un investimento tra 1,2 e 2,5 miliardi di euro.