
Secondo gli studiosi, le reazioni dei volontari sono state indifferenti alla loro provenienza culturale, facendo registrare in gran parte le stesse sensazioni. I ricercatori hanno spiegato alla rivista Proceedings of National Academy of Sciences che “svelare le sensazioni corporee soggettive connesse con le emozioni umane può aiutarci a capire meglio i disturbi dell’umore come la depressione e l’ansia“, alle quali, come si può osservare nell’immagine a corredo dell’articolo, si attribuisce rispettivamente una generale riduzione delle sensazioni e una iperattività simile alla paura (in assenza di pericolo reale).
Nota da tempo la reazione alla rabbia, che attiva il petto e le braccia, predisponendo il soggetto al combattimento. Differisce solo parzialmente dalla rabbia la sensazione legata alla paura, che concentra tutto nella testa e nel petto nell’attesa che giunga il momento in cui decidere tra combattimento e fuga. Tra l’orgoglio che “gonfia” il petto, l’amore che irrora tutto tranne le ginocchia, la felicità che sprizza energia da ogni poro, l’invidia che logora i nostri pensieri e la vergogna che accende le guance. Insomma, le reazioni dei 700 volontari sembrano davvero descrivere l’esperienza quotidiana di tutti noi.
