
Analizzare l’attivita’ eruttiva dello Stromboli attraverso video ad alta velocita’ e immagini con telecamere infrarosse, registrare il suo ”lieve respiro” con una rete di microfoni e sismografi, ricostruire la morfologia dell’area sommitale grazie all’aiuto di un drone. Tutto questo per ottenere una visione il piu’ possibile completa e aggiornata delle diverse manifestazioni del vulcano delle Isole Eolie. L’esperimento di ricerca internazionale, coordinato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha coinvolto ricercatori provenienti dalle sezioni INGV di Roma e Catania, University of Hawaii, U.S. Geological Survey (USGS), Technische Universitat Berlin, Ludwig Maximilian Universitat di Monaco di Baviera, Universita’ Clermont Ferrand e Lancaster University. ”L’obiettivo dello studio – spiega Piergiorgio Scarlato, primo ricercatore dell’INGV di Roma – e’ quello di migliorare la comprensione dei processi associati all’attivita’ esplosiva dello Stromboli, attraverso il confronto dei dati delle singole esplosioni stromboliane, acquisiti dagli strumenti installati durante la campagna di monitoraggio che si e’ svolta nella seconda meta’ del mese di maggio”. L’esperimento ha visto l’installazione sulla sommita’ del vulcano di strumenti di ultima generazione: 4 telecamere termiche e due ad alta velocita’ per l’acquisizione sincrona di sequenze di video-riprese nel visibile e nell’infrarosso degli eventi esplosivi e una rete di 18 microfoni e stazioni sismoacustiche. ”Questa tecnologia permette di osservare l’evoluzione in superficie dei fenomeni vulcanici legati alla sovrappressione nella camera magmatica e alla risalita del magma nei condotti, processi fondamentali che precedono un’eruzione – afferma Luigi Lodato, ricercatore INGV di Catania -. La telecamera termica consente di rilevare variazioni morfologiche nell’area craterica, di fare una mappatura in tempo reale della distribuzione dei prodotti eruttati, di avere indicazioni sulla profondita’ della colonna magmatica nei condotti vulcanici e, infine, di registrare in continuo la frequenza e l’altezza delle esplosioni”. Nel periodo di osservazione, lo Stromboli ha mostrato attivita’ esplosiva con intensita’ mediamente energetica, attraverso le diverse bocche distribuite nei 3 crateri (nord-est, centrale e sud-ovest). ”Bocche attive contemporaneamente, ognuna delle quali caratterizzata da uno stile esplosivo prevalente, e’ un fatto comune per questo vulcano”, aggiunge Daniele Andronico, ricercatore INGV di Catania. L’analisi dei diversi dati acquisiti sull’attivita’ esplosiva servira’ a valutare la relazione esistente tra le differenti aree crateriche. Stromboli costituisce da sempre uno straordinario laboratorio naturale. ”Un luogo unico per studiosi che trovano qui l’occasione per confrontarsi e sperimentare nuove tecniche di osservazione dei fenomeni vulcanici a carattere esplosivo, con possibilita’ di applicazione anche su altri vulcani. I risultati di queste indagini contribuiranno alla valutazione della pericolosita’ vulcanica”, conclude Piergiorgio Scarlato.