
L’antitumorale Bevacizumab, comunemente noto col nome di Avastin, finito sui giornali per la vicenda che ha provocato la maxi multa dell’Antitrust alle case farmaceutiche Roche e Novartis, da solo non basta contro il tumore al cervello. “Serve un trattamento multimodale, ovvero basato su terapie innovative basate sulla biologia molecolare e la genetica, che attaccano su diversi punti la neoplasia. Come una guerra su piu’ fronti”. A dirlo e’ Giulio Maira, direttore dell’Istituto di Neurochirurgia dell’Universita’ cattolica del Sacro Cuore di Roma, in occasione del II Congresso Internazionale delle Neuroscienze in corso a Roma. Dal confronto tra i massimi nomi mondiali della ricerca nel settore, emergono promettenti scoperte sui trattamenti del glioblastoma, il piu’ diffuso tra i tumori al cervello, che colpisce circa 7 persone su 100.000, sia adulti che giovani, in maggioranza uomini, ed e’ talmente aggressivo che la sopravvivenza media non supera i 14 mesi di vita. In base a due recenti studi, emerge che per “averla vinta”, “contrariamente a quanto si sperava, l’Avastin”, basato su una molecola che blocca i fattori angiogentici, ovvero il Vegf, “da solo non e’ sufficiente a curare definitivamente questa neoplasia”. Lo sottolinea il quasi-Premio Nobel Napoleone Ferrara, vincitore del Lasker Award nel 2010 per la scoperta proprio del Vegf, che aggiunge “il farmaco ha pero’ permesso a molti malati di aumentare l’aspettativa di vita”. Tra le terapie innovative presentate, quella di Antonio Iavarone, del Columbia Medical center di New York, che ha individuato alterazioni genetiche collegate al glioblastoma, in base alle quali due geni si fondono creando una sorta di bomba genetica che trasforma le cellule cerebrali normali in maligne. Questa ed altre ricerche saranno d’ora in avanti ‘patrimonio comune’, visto che uno degli obiettivi del congresso e’ proprio quello di creare per la prima volta un network, spiega Maira “una rete mondiale di neuroscienziati impegnati a condividere e comunicare i risultati delle loro ricerche a ogni latitudine”.