L’ictus e’ la terza causa di morte dopo le patologie cardiovascolari e i tumori; ma nonostante i progressi che si sono fatti negli ultimi anni in fatto di prevenzione, rimane la prima causa di invalidita’ permanente o disabilita’ nei paesi industrializzati. A dirlo e’ il Quarto rapporto sull’ictus, presentato oggi a Milano e curato dall’Istituto Auxologico Italiano, che ha dedicato particolare attenzione al tema dell’integrazione e della continuita’ delle cure. L’ictus riguarda gia’ 950mila italiani, e ogni anno si verificano 200mila nuovi casi. Circa 300mila persone hanno una disabilita’ tale da ridurne notevolmente l’autonomia. “La mortalita’ nella fase acuta, ovvero a 30 giorni per l’ictus cerebrale – dice il rapporto – e’ stata valutata pari al 20% di tutti i casi in Italia, mentre nell’arco del primo anno e’ stimabile pari al 30%. Un anno dopo un ictus cerebrale, un terzo dei soggetti sopravvissuti presenta un elevato grado di disabilita’, sufficiente a determinare totale dipendenza”. L’Istituto Auxologico, spiega il suo direttore scientifico Alberto Zanchetti, “ha voluto dedicare il Rapporto a una rassegna di quello che si puo’ e si deve fare dopo che si e’ presentato un ictus. La prevenzione degli eventi cardiovascolari acuti ha fatto incredibili progressi negli ultimi decenni. Ma nonostante questo, l’ictus rimane ai primi posti di mortalita’ nell’Unione Europea, immediatamente dopo la malattia coronarica, ed e’ la principale causa di disabilita’. La ricerca clinica, tuttavia, ci ha fornito mezzi efficaci per ridurre le conseguenze di un ictus, sia diminuendo la mortalita’ in fase acuta sia evitando o limitando gli esiti di disabilita'”. Questi successi, prosegue l’esperto, sono possibili “solo grazie all’integrazione e alla continuita’ delle cure, che vanno dagli interventi immediati nella fase acuta dell’ictus nell’ unita’ di cure intensive delle Stroke Unit, alla riabilitazione specialistica per correggere e alleviare la disabilita’ residua, fino alla prevenzione secondaria delle recidive”. Ma anche se la Stroke Unit rimane il vero baluardo contro l’ictus e i suoi esiti, in Italia queste unita’ specializzate non sono ancora in numero sufficiente. “Nonostante la risaputa efficacia delle Stroke Unit – concludono gli esperti che hanno redatto il rapporto – a fronte dei dati di prevalenza e di incidenza dell’ictus cerebrale l’offerta assistenziale e’ assai diversa nelle varie Regioni italiane e nelle differenti realta’ sanitarie della stessa Regione”.
