Nuove ondate di calore in vista per il sud e la Sicilia entro la prima decade di Luglio, tutta colpa dell’elevazione verso nord dell’ITCZ sull’Africa occidentale

Mentre le regioni settentrionali e parte di quelle centrali vengono bersagliate da piogge e temporali sparsi, l’estremo sud e la Sicilia fanno i conti con l’avvento della prima significativa ondata di calore (onda mobile di calore) proveniente dall’entroterra desertico algerino, che sta facendo impennare i termometri su valori prossimi ai +38°C +39°C all’ombra in diverse località isolane, con probabili picchi isolati di +40°C, nelle aree più interne, al confine fra il catanese e siracusano. L’afflusso dell’aria calda e molto secca, d’estrazione sahariana, è stato accompagnato pure da una nuvola di pulviscolo desertico, che sta rendendo i cieli lattiginosi, dandogli quell’aspetto tipico delle aree desertiche del pianeta. E’ vero che il caldo in Sicilia ha già le ore contate. Già dalle prossime ore, difatti, con l’ingresso delle più temperate correnti oceaniche che si faranno strada con l’ingresso dei venti di Maestrale, le temperature cominceranno ad abbassarsi, riportandosi in linea con le medie stagionali, mentre l’aria molto calda d’estrazione sub-tropicale sarà costretta ad allontanarsi verso il basso Mediterraneo, ripiegando verso le coste libiche.

Ma è anche vero che già dal prossimo weekend il caldo africano tornerà ad investire la Sicilia e le nostre regioni più meridionali, ed in particolare Calabria e Puglia, dove i termometri torneranno nuovamente ad impennarsi, ben oltre la soglia dei +37°C +38°C, con picchi più isolati di +39°C +40°C che si dovrebbero toccare nuovamente nelle stesse località che oggi si sono, per pochi decimi, avvicinate ai +40°C. Ma anche il mese di Luglio sembra essere contraddistinto dall’avvento di altre ondate di calore, con la medesima traiettoria e stessi obiettivi, inframmezzate da periodi un po’ più freschi, sotto il soffio dei più temperati venti dai quadranti nord-occidentali. Solo le regioni settentrionali e buona parte di quelle centrali dovrebbero rimanere escluse da queste ondate di calore. Come abbiamo avuto modo di analizzare negli articoli precedenti, l’avanzata dell’opprimente anticiclone africano, in direzione delle latitudini mediterranee, sarà agevolata dal temporaneo rinforzo del flusso dell’umido “Monsone di Guinea” (altro non è che l’Aliseo di SE che giunto in prossimità delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra dalle depressioni termiche che si formano sull’Africa centrale e il Sahel) che sta continuando a trasportare masse d’aria piuttosto umide fino al settore meridionale della regione saheliana, dove è appena iniziata la stagione delle piogge “zenitali”.

Il temporaneo rafforzamento dell’umido flusso del “Monsone di Guinea” è stato incentivato dallo sviluppo di una profonda depressione termica, minimo poco sopra i 1000 hpa, sopra il Sahel occidentale, tra il sud del Niger, il Mali e il Burkina Faso. Tale bassa pressione di natura termica, attiva nei bassi strati della troposfera a seguito dell’intenso calore rilasciato dai terreni arroventati dall’intensa insolazione, ha aspirato verso nord l’aria umida e instabile preesistente sul golfo di Guinea, spingendola ulteriormente verso nord, sui “roventi” territori dell’Africa sub-sahariana, dove i primi impulsi umidi da Sud-Sud/Ovest stanno facendo scoppiare imponenti sistemi temporaleschi a mesoscala, responsabili di vere e proprie tempeste elettriche che da giorni affliggono il sud del Ciad e del Niger, assieme al Burkina Faso, nord della Nigeria e Mali meridionale. Proprio grazie all’impulso dei venti da O-SO e SO l’ITCZ ha mantenuto una posizione un po’ più elevata rispetto la media stagionale.

Questa significativa espansione di latitudine degli umidi venti monsonici di Guinea sta costringendo i caldi e secchi venti da E-NE e NE (“Harmattan“, corrispondente all’Aliseo di NE sul Sahara), prevalenti su tutto il deserto del Sahara, ad arretrare verso nord, spirando piuttosto tesi fra il deserto libico meridionale, l’area montuosa dell’Ahaggar e l’entroterra desertico algerino e del Marocco meridionale fino al Sahara occidentale e alla Mauritania, non troppo lontano dalle coste mediterranee. L’approfondimento della depressione saheliana, a carattere termico, in questi giorni è stata la principale responsabile del temporaneo rinforzo dell’umido Monsone di Guinea, il quale rafforzandosi ha fatto impennare la linea dell’ITCZ ulteriormente verso l’alto sull’Africa occidentale, rinvigorendo la Cella di Hadley e spingendo a sua volta il promontorio anticiclonico algerino (una costola dell’anticiclone dinamico sub-tropicale sahariano) nel cuore del Mediterraneo. In più gli umidi venti da SO e O-SO sono arrivati fino al nord del Mali e del Niger. Il massimo avanzamento verso nord si è verificato proprio in prossimità del Niger occidentale e del Mali meridionale, specie in quest’ultimo dove abbiamo avuto una più alta concentrazione dell’attività temporalesca in questi ultimi giorni.

L’afflusso, sempre più deciso, di aria umida dal golfo di Guinea fino alle regioni della fascia saheliana, determinerà una netta intensificazione dell’attività temporalesca, in particolare fra Mali, Niger, Burkina Faso, nord della Nigeria e sud del Ciad, con la formazione di quei vasti sistemi convettivi multicellulari, del tipo “Multicelle” o veri e propri “Clusters”, che apporteranno forti rovesci di pioggia con fulminazioni a fondoscala e colpi di vento, mettendo le basi per la costruzione delle famose “tropical waves” che avanzano sull’Atlantico tropicale, in direzione delle coste venezuelane e dei Caraibi meridionali. Il rafforzamento dell’attività convettiva lungo il Sahel, poco più a nord, dovrebbe incentivare la costruzione di robusti promontori anticiclonici sub-tropicali sul Sahara (anticiclone sahariano) per le notevoli “Subsidenze atmosferiche” (intense correnti discendenti) che si verrà a creare tra il nord dell’Algeria, il deserto libico e l’Egitto, a nord dell’area ove agisce l’ITCZ. Questo progressivo spostamento a nord del “fronte di convergenza intertropicale” determinerà importanti ripercussioni bariche anche lungo il bacino del Mediterraneo. Difatti, il progressivo rinvigorimento dell’attività convettiva sul Sahel e Africa centrale non farà altro che rafforzare la cellula anticiclonica algerina, che continuerà ad essere ben alimentata, al suo interno, da masse d’aria molto calde e secche che stazionano sopra il Sahara algerino, a tutte le quote della troposfera (regime di bassa pressione termica al suolo e alta pressione dinamica in quota).

Pertanto il promontorio anticiclonico algerino, fra gli ultimi giorni di Giugno e la prima decade di Luglio, rischia nuovamente di protrarsi con i propri elementi più settentrionali sul bacino centrale del Mediterraneo, inglobando le nostre regioni più meridionali, e venendo accompagnato da geopotenziali elevati in quota e forti “Subsidenze atmosferiche” che contribuiranno a far impennare le temperature, a seguito della “compressione adiabatica” delle stesse masse d’aria.