Il progresso della medicina di montagna passa dalla raccolta dei casi studio e dalla condivisione dei risultati con partner scientifici di tutto il mondo. Questo, in estrema sintesi, le conclusioni del decimo Congresso mondiale di medicina di montagna, promosso a Bolzano dall’Istituto per la Medicina da ‘Emergenza in Montagna dell’Eurac. A Bolzano gli esperti hanno deciso di estendere su scala mondiale i quattro registri che censiscono le problematiche principali trattate dalla medicina di montagna: ipotermia, edema polmonare d’alta quota, traumi e congelamenti. Finora tre di questi registri – tra cui quello dei traumi alpini istituito dall’Eurac – riguardavano solo alcune aree specifiche. Per farlo si sono accordati su standard di selezione e di raccolta dei dati. Nella stessa direzione va il progetto Star (Stengthen Altitude Research), presentato al congresso da Hermann Brugger dell’Eurac, che prendera’ forma nei prossimi anni. I promotori di questa iniziativa intendono mettere in rete tutti i centri del mondo che si occupano di medicina d’emergenza in montagna per applicare a questo settore specifico gli standard metodologici gia’ impiegati nella medicina d’emergenza tradizionale, una disciplina studiata da piu’ tempo e quindi piu’ strutturata. L’importanza di utilizzare standard internazionali per condividere i risultati di studio riguarda anche la ricerca di base. A questo congresso centri di ricerca di tutto il mondo hanno presentato per la prima volta innovative ricerche sul ruolo dei mitocondri nel determinare l’insorgenza di malattie d’alta quota. I mitocondri sembrano essere infatti i principali responsabili del consumo di ossigeno e quindi dell’acclimatamento alla quota. Arricchiti dallo scambio con altri esperti, i ricercatori continueranno gli studi in attesa di un nuovo confronto. Al congresso si e’ parlato anche di procedure condivise a livello internazionale per le tecniche di soccorso. Anche alla luce della recente tragedia sull’Everest, i medici e soccorritori nepalesi presenti a Bolzano hanno detto la loro su come potrebbe essere organizzato il soccorso alpino sulle vette piu’ alte del mondo. Due anni fa l’Alto Adige e la Svizzera hanno avviato un progetto per formare medici, soccorritori e piloti nepalesi. “Vorremmo continuare questo percorso per diventare a nostra volta istruttori e insegnare alle altre guide e sherpa nepalesi che per questioni linguistiche non possono formarsi all’estero”, ha affermato il medico e soccorritore Ghan Bahadur Thapa. “Parallelamente ci servirebbe anche un supporto dall’estero – ha continuato – per creare una centrale di soccorso che coordini tutti quelli che operano sul territorio, dai corpi militari agli elicotteristi privati, e supplire in questo modo alla mancanza di un elisoccorso organizzato”.