Nelle profondità del selvaggio Oceano a sud dell’Australia un predatore misterioso ha creato un fitto mistero quando si è scoperto che era in grado di divorare i grandi squali bianchi. Una notizia sensazionale che ha fatto il giro del mondo e che ha ispirato ben presto idee pseudo-scientifiche: dai calmari giganti alle balene, passando per l’orca assassina e arrivando a pensare con ironia a Godzilla! Fantascienza a parte un team di ricercatori, con a capo David Riggs, ha guidato il monitoraggio per più mesi di uno squalo bianco di 3 metri attraverso un sofisticato sistema elettronico. Tutti i suoi spostamenti e le sue attività sono state tracciate. Poi, all’improvviso, la sua temperatura corporea è salita vertiginosamente a causa di un inseguimento e il predatore è sparito. Due settimane più tardi, a dati acquisiti dal dispositivo ancora funzionante, è stato svelato uno dei misteri più fitti dei fondali oceanici.
“L’aumento improvviso di temperatura avviene solamente quando un essere viene inghiottito e mangiato da un altro essere molto più grande di lui“, spiegano i ricercatori. Ed infatti quell’aumento termico testimonia il processo digestivo del predatore. Ma chi può aver mangiato uno squalo bianco di 3 metri? Soltanto un grande predatore che spaventa gli squali bianchi: lo stesso squalo bianco. Grazie ad un documentario più ampio chiamato “The Search for the Ocean’s Super Predator”, prodotto dalla Australian Broadcasting Corporation, in cui gli scienziati davano la caccia al suddetto predatore, si è scoperto che a mangiare lo squalo bianco di tre metri è stato un enorme squalo bianco che potrebbe aver attaccato i suoi simili per una disputa territoriale o per fame. Il documentario, infatti, spiega come i grandi squali possano mangiare i propri simili più piccoli. Una tesi dimostrata dal fatto che gli esemplari di dimensioni più modeste si danno alla fuga in presenza di un esemplare più grande. Ciò che ancora non è chiaro sono le dimensioni del “mostro” marino. Dai dati sulla velocità dopo il tracciamento, si è stimato che solo un esemplare di 5 metri con un peso di 2 tonnellate avrebbe potuto giustificare la dinamica riscontrata. Un dato che, tuttavia, rientra nelle dimensioni standard dei più grandi squali bianchi del pianeta e che conferma l’idea più plausibile.