Il Prof. Enzo Mantovani è un esperto di sismotettonica e docente di Fisica Terrestre presso il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena. Già più volte ospite in passato di MeteoWeb, ha dimostrato con i suoi articoli la necessità di rivedere le stime di pericolosità sismica per l’intero territorio nazionale, con particolare riferimento anche per il Meridione. Il Prof. Mantovani, con il suo gruppo di lavoro, ha appena terminato un altro interessante studio sulla sismicità delle regioni Umbria e Marche, da sempre ciclicamente teatro di terremoti disastrosi anche se alcuni di questi eventi sono dimenticati dall’opinione pubblica o sottovalutati dagli amministratori locali e nazionali. Qui di seguito il Prof. Mantovani espone, in esclusiva per MeteoWeb, i risultati di questa nuova indagine la cui metodologia dovrebbe essere estesa ad ogni regione italiana, in modo da garantire una migliore salvaguardia di territorio e cittadini.
Alcune zone dell’Appennino umbro-marchigiano sono state colpite in passato da numerosi terremoti forti, che hanno raggiunto anche il grado XI della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), subendo un numero elevato di vittime e gravissimi danni (Tabella 1).
La reazione più istintiva a questa consapevolezza dovrebbe essere quella di organizzare un’efficace difesa da eventuali ripetizioni di tali calamità, adeguando le caratteristiche degli edifici nuovi e del patrimonio edilizio esistente agli scuotimenti subiti in passato. Questa ragionevole intenzione è però scoraggiata dalla “carta di pericolosità” elaborata con la procedura probabilistica attualmente in vigore (Gomez Capera et alii, 2010), che prevede effetti molto limitati rispetto a quelli documentati nella storia sismica, come si può vedere nella Figura 1. Per esempio, si può notare che per la maggior parte del territorio umbro-marchigiano nei prossimi 50 anni la probabilità di avere scosse di I>VIII è ritenuta molto bassa (<10%), e che solo in una minuscola parte dell’Umbria meridionale (dove si è verificata la scossa del 1703 di I=XI) la previsione si eleva al grado IX.
Poichè i danni previsti per una scossa di grado VIII non sono molto gravi (Figura 1) e soprattutto non prevedono vittime (se non per edifici particolarmente deboli), la carta attuale potrebbe indurre un pericoloso abbassamento dell’attenzione e della prevenzione dal pericolo terremoto. Infatti, come già ampiamente argomentato in alcune precedenti note apparse su MeteoWeb ed in precedenti pubblicazioni (Mantovani et alii, 2012a,b, 2013), le ottimistiche previsioni della carta ottenuta con la procedura probabilistica non sono affidabili, essendo state ottenute con una metodologia basata su assunzioni chiaramente in contrasto con la natura dei terremoti e con una configurazione delle zone sismogenetiche scarsamente compatibile con l’attuale assetto tettonico.
Il fatto che la cartografia attualmente in vigore (e presa come riferimento) comporti una grave sottovalutazione della pericolosità sismica è già stato preso in considerazione dalle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna le quali hanno opportunamente promosso indagini mirate ad acquisire stime più realistiche della pericolosità sismica. I risultati delle indagini, svolte in collaborazione con il Dip.to di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena, sono dettagliatamente descritti in alcune estese ed articolate pubblicazioni (Mantovani et alii, 2011, 2012b, 2013) di cui MeteoWeb ha già mostrato i risultati. Le nuove carte di pericolosità sismica risultanti da questo studio, espresse in termini di intensità massima attesa per ogni comune implicato, sono attualmente utilizzate dalle due regioni per la gestione degli interventi di prevenzione del rischio sismico.
Le indagini sopra citate hanno comportato l’analisi di tutte le informazioni attualmente disponibili nell’intero Appennino centro-settentrionale, portando quindi all’acquisizione di elementi conoscitivi anche sulla pericolosità sismica di regioni adiacenti. Gli importanti risultati ottenuti da questo studio per Toscana ed Emilia-Romagna hanno suggerito di estendere ad Umbria e Marche la metodologia utilizzata al fine di ottenere una nuova e più opportuna valutazione della pericolosità sismica: è importante segnalare che queste quattro regioni sono attualmente impegnate in un lodevole tentativo di coordinare e rendere più compatibili le conoscenze geologiche e sismotettoniche nei territori di loro competenza.
L’obiettivo principale dello studio è stato quello di definire nel modo più realistico possibile la massima intensità (Imax) che può colpire ogni comune di Umbria e Marche. Poiché per ottenere questo risultato l’informazione primaria è costituita dalla storia sismica delle zone implicate, la prima fase dell’indagine è stata dedicata ad un accurato censimento delle informazioni sulle intensità risentite storicamente, consultando il catalogo ufficiale dei dati macrosismici (DBMI11, Locati et alii, 2011). Il risultato di questa analisi (espresso come valore di Imax per ogni comune) può essere però incompleto, in quanto per molte delle scosse riportate dal catalogo ufficiale dei terremoti (CPTI11, Rovida et alii, 2011), il catalogo dei risentimenti macrosismici DBMI11 non riporta i danni prodotti da ogni scossa in tutti i comuni che, alla luce delle attuali conoscenze sull’attenuazione dell’energia sismica nelle zone implicate, avrebbero dovuto comunque risentire con intensità apprezzabile gli effetti della scossa in oggetto. Quindi, nella seconda fase della ricerca, si è proceduto a calcolare, utilizzando opportune relazioni empiriche di attenuazione dell’intensità con la distanza dall’epicentro, le intensità previste in ogni comune per tutte le scosse avvenute dall’anno 1000 nelle due regioni considerate e nelle zone circostanti.
Sulla base delle informazioni conseguite in queste due fasi dell’indagine, è stata poi valutata, per ogni comune, la Imax attesa. E’ però necessario considerare che l’indagine non poteva limitarsi all’analisi degli effetti documentati da vari cataloghi, poiché non si può escludere che esistano altre sorgenti sismogenetiche nell’area in esame, la cui attività può essere per qualche motivo sconosciuta. Per tentare di attenuare le conseguenze di questa possibile incognita, si è cercato di sfruttare le attuali conoscenze sull’assetto sismotettonico delle zone implicate (Mantovani et alii, 2011, 2012, 2013), al fine di definire un numero di zone sismiche dove si suppone che scosse di una data intensità possano essere generate in qualunque punto dell’area adottata. Il risultato di questo studio, è sinteticamente illustrato in Figura 2. Una dettagliata descrizione delle numerose evidenze ed argomentazioni che hanno portato alla definizione delle geometrie delle zone sismiche adottate è riportata da Mantovani et alii (2014).
Tenendo conto delle implicazioni delle zone sismogenetiche considerate e delle informazioni dedotte dalla storia sismica è stato infine scelto il valore della Imax da assegnare ad ogni comune delle due Regioni. Il complesso delle informazioni acquisite durante lo studio è stato poi sintetizzato in elenchi provinciali del tipo mostrato nella Tabella 2. Per ogni comune, la lista riporta la Imax da noi proposta sulla base di tutte le informazioni acquisite e la Imax che risulterebbe se si tenesse conto dei soli risentimenti documentati dal catalogo DBMI11. Inoltre, per consentire una valutazione della possibile robustezza del complesso di informazioni usate per definire la nostra proposta per ogni comune, viene anche riportato il numero di risentimenti documentati, divisi per varie fasce di intensità.
La carta finale risultante dello studio effettuato è mostrato in Figura 3. Il merito principale di questa carta è quello di fornire un’informazione attendibile sui danni attesi comune per comune ricavata da un’analisi non fuorviante della storia sismica e delle conoscenze disponibili sull’assetto tettonico. La carta ottenuta con procedure probabilistiche (Figura 1), invece, offre un quadro ipotetico non fedele ai dati originali e fortemente condizionato dalla convinzione arbitraria che si possa valutare la probabilità delle scosse future. Il risultato finale di tale procedura, presentato come un prodotto scientifico, prevede che per molti comuni delle due Regioni le intensità previste con alta probabilità sono sensibilmente più basse di quelle avvenute ripetutamente in passato. Sembra strano che la politica di difesa dai terremoti nelle due Regioni in oggetto sia basata sui risultati di una procedura probabilistica che presenta tali evidenti limitazioni.
Nel caso in cui una delle forti scosse avvenute nel passato, con I> VIII, si verificasse nuovamente, eventualità che nessuno può ragionevolmente escludere o ritenere poco probabile, le misure di prevenzione basate sulla carta riportata in Figura 1 risulterebbero insufficienti o anche drammaticamente insufficienti rispetto ai danni previsti. Quindi le conseguenze di una valutazione chiaramente imprudente ricadrebbe purtroppo sui cittadini delle zone implicate.
Se si volesse considerare il problema sotto il punto di vista dei costi-benefici, potrebbe essere ragionevole tenere conto che le misure di prevenzione implicate da una carta realistica, come quella di Figura 3, possono essere superiori a quelle previste da una pianificazione globale (cioè relativa a tutte le calamità naturali). Comunque, una eventuale scelta di limitare le risorse dedicate al problema del rischio sismico (rispetto a quelle necessarie per una copertura adeguata) non dovrebbe comportare una scorretta informazione sul reale rischio che i cittadini corrono. La gente e gli amministratori locali devono conoscere la situazione reale. La scelta di difendersi in modo totale o parziale dal rischio reale spetta poi ai diretti interessati.
I risultati descritti sinteticamente in questa nota e riportati in modo completo da Mantovani et alii (2014) sono da tempo a disposizione dei responsabili delle Regioni Marche e Umbria. Il gruppo proponente del DSFTA dell’Università di Siena è ovviamente disponibile per collaborare ad una soddisfacente revisione della carta di pericolosità per le due Regioni.
Bibliografia
- Gomez Capera A.A., D’Amico V., Meletti C., Rovida A. and Albarello D. (2010) – Seismic Hazard Assessment in Terms of Macroseismic Intensity in Italy: A Critical Analysis from the Comparison of Different Computational Procedures.
- Locati M., Camassi R., Stucchi M. (a cura di) (2011) – DBMI11, la versione 2011 del Database Macrosismico Italiano. Milano, Bologna.
- Mantovani E., Viti M., Babbucci D., Cenni N., Tamburelli C., Vannucchi A., Falciani F., Fianchisti G., Baglione M., D’Intinosante V. e Fabbroni P. (2011) – Sismotettonica dell’Appennino Settentrionale. Implicazioni per la pericolosità sismica della Toscana. Regione Toscana, Centro stampa Giunta Regione Toscana, Firenze, pagg. 88.
- Mantovani E., Viti M., Babbucci D., Cenni N., Tamburelli C. and Vannucchi A. (2012a) – Middle term prediction of earthquakes in Italy: some remarks on empirical and deterministic approaches. Bollettino di Geofisica Teorica ed Applicata, 53, 89-111.
- Mantovani E., Viti M., Babbucci D., Cenni N., Tamburelli C., Vannucchi A., Falciani F., Fianchisti G., Baglione M., D’Intinosante V. e Fabbroni P. (2012b) – Potenzialità sismica della Toscana e definizione di criteri per interventi di prevenzione. Regione Toscana, Centro stampa Giunta Regione Toscana, Firenze, pagg. 140.
- Mantovani E., Viti M., Babbucci D., Cenni N., Tamburelli C., Vannucchi A., Falciani F., Fianchisti G., Baglione M., D’Intinosante V., Fabbroni P., Martelli L., Baldi P. e Bacchetti M. (2013) – Assetto tettonico e potenzialità sismica dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo e Val Padana. Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna, Centro Stampa- Regione Emilia-Romagna, pagg. 168.
- Mantovani E., Viti M., Babbucci D. Cenni N., Tamburelli C., Vannucchi A,. Falciani F., 2014. Assetto tettonico e potenzialità sismogenetica dell’Appennino Tosco-Umbro-Marchigiano. Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente, Università di Siena (http://goo.gl/RdH6DJ – parte 1 – e http://goo.gl/ORR70E – parte 2).
- Rovida A., Camassi R., Gasperini P., Stucchi M. (Eds.) (2011) – CPTI11, the 2011 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Milano, Bologna. (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI)
