Terremoto Emilia Romagna: geologi, “mancanza di una politica di prevenzione”

Dimostrare che le trivelle abbiano avuto o meno un ruolo di innesco per il terremoto di due anni fa non cambia il nocciolo del problema: la “mancanza di una politica di prevenzione adeguata”. A dirlo e’ l’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna, che in una nota afferma: “Non si deve dimenticare che vittime e danni ingenti nei nostri territori sono stati causati principalmente da condizioni strutturali delle costruzioni non adeguate al grado di sismicita’ noto da tempo per quei territori”. A due anni dal sisma, dunque, i geologi si augurano ancora che quei “drammatici eventi del 2012 portino a un balzo in avanti in materia di prevenzione del rischio sismico, sia dal punto di vista normativo che su un piano applicativo e divulgativo”. Quanto alla commissione Ichese, l’Ordine dei Geologi esprime “apprezzamento, ritenendo che cio’ possa contribuire a introdurre anche in Italia una modalita’ professionale, corretta e trasparente, nell’affrontare i rischi (non solo quello sismico) e gli impatti derivanti dalla realizzazione di opere ed attivita’ che riguardano il sottosuolo e il territorio”. Per questo, i geologi si augurano che la ricerca svolta sul sito Cavone di Mirandola sia “open data”, sull’esempio del monitoraggio sismico fatto nell’area di stoccaggio gas a Collalto, in provincia di Treviso. Una trasparenza nei dati che andrebbe estesa anche a “tutti gli altri siti di estrazione fluidi presenti in aree sismicamente attive, a cominciare dall’impianto geotermico di Casaglia a Ferrara”. Ma, ribadiscono i geologi, “l’eventuale conferma di un ruolo” delle trivelle “nell’innesco del terremoto non sposterebbe minimamente il punto centrale del problema: la mancanza di una politica di prevenzione adeguata”.