Sono trascorsi 45 anni da un evento che ha inondato di emozioni ogni angolo della Terra, tanto che ancora oggi quel giorno d’estate è ricordato e celebrato in tutto il mondo. Erano le 4:56 minuti e 15 secondi del 21 luglio 1969 in Italia, le 22:56 minuti e 15 secondi (east time) del 20 luglio negli Stati Uniti quando il Comandante della missione Apollo 11 impresse la sua orma sul nostro satellite, tanto che le sue parole rimarranno per sempre nella nostra memoria. Neil Amstrong, titubante, sull’ultimo gradino della scaletta del Lem ‘Aquilà, disse: “Ora scendo. Sarà un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco passo per l’umanità”. Poi, finalmente, prese coraggio e, dopo aver allungato la gamba e poggiato il suo piede sulla gessosa superficie della Luna, divenne il primo uomo al mondo a sbarcare sul suolo lunare.

Alle 15:27 del 20 luglio ebbe inizio la fase finale del volo per la Luna. Venne nuovamente pressurizzata la cabina di Eagle e Armstrong e Aldrin vi presero posto per il loro emozionante allunaggio. Dopo una serie di controlli e correzioni utili, Eagle era finalmente pronta per distaccarsi con le sue gambe dal Columbia, iniziando la sua discesa verso la superficie lunare con l’aiuto del suo piccolo motore di discesa. Dopo 10 minuti di volo su Eagle, a circa 600 metri di altezza sopra il “Mare della Tranquillità”, Armstrong e Aldrin si sforzarono di individuare il luogo esatto fissato per l’allunaggio, osservando da vicino attentamente la superficie del nostro satellite. Purtroppo, invece della liscia pianura priva di ostacoli che attendevano, si trovarono di fronte come bersaglio, un cratere di circa 180 metri di diametro, con pareti irregolari, rendendosi conto che la superficie ineguale a quella ipotizzata non era adatta al contatto, al punto che Armostrong decise di sostituirsi ai comandi automatici, assumendo il controllo manuale della rotta del ML, senza consultarsi con la base di Houston, forte di intense giornate di addestramento nel simulatore, esperimenti in centrifuga, studi di astronomia, geologia, fisica e astrofisica, corsi di sopravvivenza imparando dagli Indios come costruire una zattera, avanzamenti nella giungla, strisciando nel deserto, catturando e mangiando lucertole e insetti… tutto questo per affrontare qualunque imprevisto sulla Terra, in volo o sulla Luna.
La discesa di Eagle continuò ma, a 100 piedi di altezza, comparve una luce rossa sul pannello della strumentazione: poca benzina rimanente e solo 90 secondi restanti per posarsi sulla Luna o, in alternativa, per rinunciare, decidendo di accendere il piccolo motore che li avrebbe condotti nell’orbita per riagganciarsi al Columbia. Iniziò il conto alla rovescia verso l’epocale contatto dei piedi di Eagle con la superficie lunare, l’annuncio dello stop ai motori e il celebre piccolo grande passo di Armstrong che avrebbe rappresentato il grande balzo per l’umanità. L’evento, in tutto il mondo, dimostrò la grandezza delle capacità e dell’intelligenza umana, in grado di raggiungere un corpo celeste esterno al sistema Terra, con un impatto emotivo raggiunto sollecitando la consapevolezza, in ogni spettatore, dell’epocale importanza dell’evento cui era stato chiamato ad assistere. La diretta televisiva del 20-21 luglio 1969, la prima in mondovisione, vene seguita da più di 20 milioni di persone e durò oltre 25 ore, raggiungendo l’apice quando l’astronauta mise piede sulla Luna. La diretta venne comunicata con le modalità di un film (RAI Radiotelevisione italiana presenta “L’uomo sulla luna” per mettere in risalto, ancor più, la straordinarietà dell’evento, talmente unico da poter essere oggetto di una produzione cinematografica, aggiungendo: “L’uomo sta per violare il primo mistero dell’Universo, sta per compiere la prima tappa dell’esplorazione del Cosmo. La stessa generazione che ha liberato l’energia atomica realizza oggi l’antico sogno dell’uomo di spingersi oltre i confini del Pianeta su cui è destinato ad abitare…”). Il grande giornalista Andrea Barbato presentò l’impresa, dal minuto 1:69 al minuto 6:39 circa, con toni epici per enfatizzarne l’aspetto eroico, accomunando la conquista della Luna ai viaggi di Colombo e all’arrivo in America dei Padri Pellegrini.
