Sono 729 le vittime del virus Ebola da febbraio scorso in quella che è stata definita dagli esperti la più grande epidemia scoppiata in Africa occidentale. I Paesi colpiti sono Guinea, Liberia e Sierra Leone, che oggi ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria. In totale, secondo il bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono 1.201 i casi sospetti nei tre Stati africani: 460 in Guinea, dove si contano 339 decessi; 329 in Liberia con 156 morti e 533 in Sierra Leone, con 233 decessi, tra cui figura anche il medico che ha guidato la lotta al virus nel Paese, Sheik Umar Khan. L’Unione europea ha stanziato quasi 4 milioni di euro per combattere la malattia e ha fatto sapere di essere attrezzata per rispondere all’eventualità che il contagio si estenda anche in Europa. Nonostante i rischi siano bassissimi. “È davvero raro che una persona colpita dal virus riesca a muoversi fino a un aeroporto, prendere un aereo e arrivare in una capitale Europea data la gravità con cui si manifestano i sintomi“, spiega a Lapresse Massimo Galli, professore ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano e membro dell’ufficio di presidenza della Simit, la società italiana di malattie infettive e tropicali. “I pazienti diventano contagiosi una volta che cominciano a mostrare i sintomi. Non sono contagiosi durante il periodo di incubazione“, precisa.

CHE COSA È – L’ebola è un virus spesso fatale, che raggiunge un tasso di mortalità fino al 90%. Esistono cinque specie diverse. Quella più famosa è l’Ebola Zaira, che prende il nome dalla valle del fiume Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) dove è scoppiata la prima epidemia nel 1976, in un ospedale missionario condotto da suore olandesi. Il secondo caso si è registrato in una zona interna del Sudan, sempre a metà degli anni Settanta, per poi arrivare in Uganda. “Dalle prime tracciature si è visto che il virus di oggi fa parte della stessa specie virale che nacque in Congo, ma è di un ceppo diverso”, aggunge Galli. Ecco spiegata in parte la rapida diffusione della malattia in zone contigue ma diverse, come la Liberia e la Guinea. “Non sappiamo però – spiega il professore – se tutti gli Stati siano colpiti dallo stesso virus. Possibile che vi siano tanti ceppi diversi, perchè una così rapida diffusione è anomala. In genere il virus si arresta dopo pochi passaggi da uomo a uomo. Ma in questo caso non è così”.
ANCHE AL CINEMA – Nel film Virus letale, il virus protagonista, il fittizio “Motaba” descritto dalla pellicola, è strettamente ispirato all’ebola. La pellicola di Wolfang Peterson del 1995 gira intorno a un pericoloso virus africano di cui un medico militare, interpretato da Dustin Hoffman, comprende la velocità di contagio in tutto il mondo.