
In realtà l’uomo sulla Luna ci è andato, e le prove ci sono. Al progetto lavorarono circa 400.000 persone per un decennio, oltre agli astronauti che sbarcarono sul suolo lunare sino al 1972. Ingegneri, tecnici, burocrati, ecc lavorarono notte e giorno per portare a termine questo grande progetto, ed è quindi inverosimile che tanta gente abbia poi mantenuto sino ad oggi il segreto. Ed effettivamente sarebbe stato più semplice realizzare il progetto che mettere su un complotto del genere. Un complotto che avrebbe dovuto coinvolgere anche il personale esterno, visto che la costruzione dei mezzi fu appaltata a ditte private. Personale esterno che avrebbe potuto girare video e scattare immagini che, sotto un rientro di natura economica o mediatica, avrebbe potuto mettere nei guai la NASA. Senza addentrarci in dettagli tecnici, dove esiste sempre una spiegazione plausibile alle obiezioni, basta immaginare la competizione esistente a quei tempi tra le 2 super potenze dell’epoca: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. La posta in gioco era troppo alta per starsene a guardare il successo dell’avversario, pertanto è faclmente intuibile come i sovietici seguìrono passo per passo la missione. Le rocce lunari riportate dal nostro satellite, accuratamente analizzate nei laboratori di ricerca, oltre alle innumerevoli spie russe, avrebbero certamente smascherato quello che sarebbe stato il più grande inganno di sempre. Inoltre per la NASA sarebbe stato più semplice limitarsi a quell’unica missione invece che portare altri astronauti negli anni successivi. La sonda Clementine, infatti, divulgò le immagini dei veicoli spaziali delle missioni precedenti ormai abbandonati sul suolo lunare, dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, che la Luna è stata conquistata. Un’ulteriore prova che smonta la teoria del “non-allunaggio”. Insomma, l’uomo sulla Luna ci è andato per davvero. E oggi si festeggia il 45 anniversario di quel giorno straordinario.