Una nuova suggestiva rappresentazione della pesca del tonno su una lapide funeraria e’ stata scoperta a Termini Imerese nel corso dei lavori, all’interno della Chiesa di Santa Maria della Misericordia, per la sistemazione dei nuovi spazi museali del Museo Civico “Baldassare Romano”. Nell’ambito, dei lavori di consolidamento e recupero strutturale della chiesa, e’ stato previsto un intervento di scavo archeologico, poiche’ l’edificio monumentale ricade in una parte molto importante della citta’, in prossimita’ di un’area destinata a spazi e a edifici pubblici fin dal IV secolo a.C., poco dopo la fondazione della citta’. Lo scavo ha consentito di mettere in luce interessanti dati legati alla storia della chiesa e in particolare il rinvenimento di una lastra databile all’inizio dell’eta’ moderna che reca, fanno sapere dalla Soprintendenza, “una interessantissima ricostruzione con la pesca del tonno, attivita’ marinara che da sempre ha costituito una fonte primaria di approvvigionamento alimentare e di ricchezza commerciale per la Sicilia”. La lapide funeraria, rinvenuta all’interno dell’edificio, nei pressi dell’abside, reca incisa una scena nella quale sono rappresentate, in modo ancora vivido le fasi della pesca e della lavorazione del tonno, compreso il momento della tradizionale “mattanza”. La lapide era stata riutilizzata come copertura di una delle numerose cripte che si sono rinvenute all’interno della chiesa. La scena e’ resa a incisione; all’interno di un complesso sistema di reti da pesca collegate tra di loro e sostenute da galleggianti semilunati, si muovono barche e tonni di varie dimensioni, oltre a figure umane realizzate schematicamente ma tratteggiate con sicurezza e vivacita’. Tuttavia, forse la parte piu’ interessante della scena si trova nella parte inferiore della lastra, dove sono illustrate la varie fasi della lavorazione del pescato: da sinistra a destra, infatti, si individuano il momento della pulizia e della scolatura dei tonni, appesi ordinatamente a testa in giu’ nei locali della tonnara e quindi preparati per la conservazione. Sembra sovraintendere le operazioni di pesca e di lavorazione un personaggio posto in una posizione di rilievo, all’interno di un piccolo edificio fortificato rappresentato con i particolari architettonici (cupole, guglie, finestre, portali) ben caratterizzati. Potrebbe trattarsi del Rais citato nell’interessante iscrizione in latino tardo, dove sono riportati il suo nome, quello dei figli e la data della morte. La pesca del tonno, come e’ noto, e’ una delle attivita’ tradizionali e millenarie della marineria della Sicilia: ne e’ un esempio il cratere siceliota a figure rosse, vanto del Museo Mandralisca di Cefalu’, nel quale e’ rappresentato un banco di vendita al dettaglio delle carni del rinomato pesce; senza dimenticare il fatto che, fino a qualche anno addietro, la mattanza dei tonni era uno spettacolo, bello e violento, che attirava il turista interessato alle suggestioni etnografiche dell’isola. L’intervento di scavo – realizzato dagli archeologi della Soprintendenza, Stefano Vassallo e Monica Chiovaro, con la collaborazione in cantiere della Cooperativa archeologica R-Evolution e in particolare di Giusi Scopelliti – ha in questo modo dato la possibilita’ di mettere in luce una nuova testimonianza della tradizionale pesca del tonno che, in base a un’analisi preliminare dei dati, risale alla seconda meta’ del XVI secolo e conferma l’importanza degli interventi di archeologia urbana, che pur tra molte difficolta’, la Soprintendenza di Palermo – diretta da Marilena Volpes -, in stretta collaborazione con le Amministrazioni comunali, ritiene valga la pena di attivare soprattutto in siti pluristratificati come la citta’ di Termini Imerese.
