
Imparare una lingua da grandi e’ difficile perche’ l’area neurale che elabora i suoni (corteccia uditiva) si ‘arrugginisce’ presto rendendo piu’ difficile riconoscere, comprendere e riprodurre suoni assenti nella lingua madre. Lo dimostra uno studio a firma italiana prodotto della collaborazione tra Universita’ Aalto e di Helsinki e Universita’ del Salento, pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience. Lo studio, coordinato da Elvira Brattico (a Helsinki) e diretto ma Mirko Grimaldi del Centro di Ricerca Interdisciplinare sul Linguaggio (Salento), ha profonde implicazioni sul fronte della didattica delle lingue straniere. Mostra infatti che la sensibilita’ uditiva a suoni stranieri e’ praticamente uguale tra chi interrompe lo studio della lingua in terza media e chi la studia invece all’universita’: le loro cortecce uditive reagiscono in modo simile all’ascolto di suoni assenti nella lingua madre. Imparare una lingua straniera sin da molto piccoli e’ la condizione ideale per apprenderla al meglio. Gli italiani hanno cercato le ‘basi neurali’ dello svantaggio di chi si approccia tardi allo studio di un idioma straniero confrontando la sensibilita’ del cervello nel riconoscere e comprendere fonemi stranieri in persone con un livello elevato di studio della lingua e coetanei con un livello elementare. E’ emerso che la capacita’ della corteccia di sentire i suoni stranieri, distinguerli e riconoscerli e’ molto simile nei due gruppi, come se tanti anni di studio non riuscissero ad ammorbidire la rigidita’ di quell’area nella comprensione di suoni stranieri. “A prescindere dal livello di studio – spiegano all’ANSA gli autori – la corteccia si limita ad assimilare i suoni stranieri ai fonemi della lingua nativa, invece di distinguerli come nuovi. Dunque, possiamo concludere che lo studio prolungato di una lingua straniera in eta’ adulta nel contesto scolastico non produce nessun miglioramento rispetto alla capacita’ di discriminazione fonetica”.