E c’è un dato davvero allarmante: “In Italia il territorio edificato, dunque sottratto all’agricoltura, è aumentato del 166% a partire dagli anni ’50 – ha continuato Graziano – con un consumo di suolo non distribuito omogeneamente. Le regioni più interessate al fenomeno, sia in termini assoluti, sia in rapporto alla superficie e alla popolazione regionale, sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. La conseguenza è che anche le città stanno perdendo la loro capacità competitiva e stanno evidenziando tutta la loro vulnerabilità. L’eccessivo consumo di suolo naturale, ovvero il passaggio da coperture agricole e naturali a coperture urbane, e la conseguente progressiva impermeabilizzazione (un suolo pienamente funzionante immagazzina acqua fino a 3.750 tonnellate per ettaro), oltre a riguardare la sfera squisitamente ecologica, sta esponendo a rischi sempre più gravi le aree urbanizzate nel frequente susseguirsi di eventi meteorologici severi e talora estremi”.
Ecco cosa fare subito
“Intervenire sul territorio è divenuto quanto mai urgente. Occorre innanzitutto rinaturalizzare i sistemi idrografici – ha concluso Graziano – che nella maggior parte delle città italiane sono fortemente antropizzati, aumentare la copertura vegetale degli spazi aperti urbani e seminaturali presenti all’interno dei tessuti urbani e soprattutto
contenere drasticamente il nuovo consumo di suolo. C’è da rivedere l’intero sistema fognario, le reti idriche e quelle energetiche.
Il controllo del consumo di suolo, la messa in sicurezza, la manutenzione del territorio, il riuso del territorio e delle città sono azioni che non si fanno per decreto, ma attraverso una politica economica virtuosa e sostenibile, che passi da una prospettiva di trasformazione e di riqualificazione ad una di rigenerazione, considerando tutte le risorse che riguardano l’economia, per rispondere attraverso il loro contributo anche alle domande di miglioramento delle condizioni di sicurezza.
Una politica che lo Stato potrebbe gestire senza le difficoltà legate alla carenza di risorse economiche, con evidenti risvolti sociali, ma a condizione che l’intera operazione rappresenti per il governo nazionale un imperativo di legislatura, un impegno direttamente collegato a quello di risanare i conti dello Stato e di rilanciare l’occupazione”.
