Sappiamo che ogni anno in Europa vengono prodotti circa 260 milioni di tonnellate di RSU (EUROSTAT 2008) su circa 3 miliardi di tonnellate di rifiuti (EUROSTAT 2006). In Italia, vengono prodotti poco meno di 32,5 milioni di tonnellate di RSU (ISPRA 2008). A livello nazionale circa il 45% è smaltito in discarica e circa l’11% è avviato a incenerimento. L’Unione Europea regola la gestione dei rifiuti su principi precisi: prevenzione, responsabilità del produttore, precauzione, prossimità. Nella strategia generale sui rifiuti dell’Unione (1996) si stabilisce la gerarchia preferenziale delle operazioni di gestione. Al terzo gradino di tale gerarchia è previsto lo “smaltimento finale ottimale e il migliore monitoraggio”. La strategia sottolinea anche la necessità di prevedere nuovi e migliori strumenti di gestione del ciclo dei rifiuti. Nello stesso documento la DG Ambiente dell’UE sostiene che il cittadino può, e deve, chiedere costantemente all’amministrazione locale quali interventi essa compie per migliorare la situazione dei rifiuti a livello locale.

Gli obbiettivi principali del progetto possono essere riassunti come segue: 1) mettere a punto e applicare in sistema di indagine innovativo per l’Italia, che combini rigore scientifico nella valutazione dell’impatto ambientale e sanitario, con azioni di coinvolgimento della popolazione tramite piani di comunicazione verso i non addetti ai lavori; 2) assegnare alla popolazione un ruolo di monitoraggio, insieme ad istituti indipendenti, di tutta la catena relativa all’impianto di trattamento. L’obbiettivo è quello di incoraggiare i proponenti o i titolari dell’impianto ad adottare le migliori tecnologie disponibili per minimizzare gli impatti, promuovere una consapevolezza ambientale fra i cittadini, coinvolgendoli nell’elaborazione delle politiche di gestione, e adottare un sistema di sorveglianza protratto nel tempo da parte delle popolazioni locali; 3) valutare le differenze fra le due tipologie di trattamento (discarica ed inceneritore) riguardo agli impatti e alle modalità di gestione; 4) testare uno strumento integrato per la valutazione complessiva degli impatti ambientali, sanitari e socioeconomici di due differenti sistemi di trattamento di rifiuti solidi urbani, che possa essere poi applicato anche in altre realtà europee; 5) contribuire a mettere a punto nuove e più efficaci linee guida per la programmazione e la gestione del ciclo dei rifiuti.
La relazione finale, però dell’ambizioso Progetto Europeo HIA21 ha riportato a “galla” la questione dell’inquinamento delle falde acquifere, proprio in località Cerratina. Già negli anni precedenti diversi furono i sindaci dei comuni limitrofi a denunciare codesta possibilità. Ora però il tempo dei silenzi è giunto al termine… C’è da chiarire come si siano potute inquinare le falde acquifere attorno alla discarica , così come accertato dall’Arta Abruzzo (Agenzia Regionale Tutela Ambiente) poco meno di un anno fa. Tutti interrogativi a cui mai nessuno ha colpevolmente risposto.
