C’è una stretta connessione fra diabete, obesità e colpi di sonno al volante. Quei blackout provocati dalle ”apnee notturne” (Osas), che generano improvvisi cali di attenzione e chiusura delle palpebre alla guida, causando ogni anno la morte di oltre 1.000 persone, quasi 3 al giorno, e il ferimento di almeno altre 120 mila. Ma l’Osas è pure causa di altre patologie, spesso mortali come infarto e ictus, con un costo sociale stimato in almeno 6 miliardi di euro l’anno. Lo spiega Francesco Peverini, direttore scientifico della Fondazione per la Ricerca e la cura dei disturbi del sonno onlus, in occasione dell’avvio dell’attività del Centro multidisciplinare per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno di Firenze, costituito nella Casa di cura Ulivella e Glicini. “Gli autotrasportatori sono sottoposti ad un notevole stress professionale, con un alto numero di ore consecutive di lavoro, lunghi viaggi, ma soprattutto alterati stili di vita, elevata sedentarietà e obesità, senza che precise regole e norme nazionali consentano ai conducenti di poter fare affidamento su più sistematici e stringenti controlli preventivi sui colpi di sonno al volante, come invece avviene in altri Paesi”, ha detto Peverini, rilevando che “monitorare la Salute dei guidatori professionali consentirebbe di attenuare l’incidenza di alcune patologie diffusamente presenti in questa categoria, come il diabete e l’obesità, strettamente legate tra loro ed entrambe correlate ad una aumentata incidenza di apnee notturne. Il 70 % dei soggetti obesi, infatti, soffre di apnee notturne e il 50% dei soggetti con Osas è obeso; il 72% dei pazienti con apnee notturne, inoltre, soffre di diabete”. Di conseguenza, ha proseguito l’esperto, “l’adozione di precise disposizioni sanitarie preventive per l’osservazione e la gestione dei disturbi respiratori in sonno, ad esempio integrando le norme contenute nel regolamento Ce 561/2006, favorirebbe un positivo impatto sociale, riducendo il numero degli incidenti stradali da eccessiva sonnolenza alla guida; ma favorirebbe anche un buon impatto sanitario, migliorando la Salute dei conducenti”. “A livello medico le apnee notturne costituiscono un rilevante fattore di rischio per chi guida – ha aggiunto Peverini – E questo pericolo aumenta significativamente in presenza di obesità, diabete, circonferenza del collo maggiore di 43 cm, ipertensione, russamento e di sonnolenza diurna. In particolare, nei pazienti con diabete è stato dimostrato che non solo le apnee notturne ma anche il semplice russare giocano un ruolo negativo sulla sensibilità all’insulina, aumentando la glicemia a digiuno e i livelli di emoglobina glicosilata. Inoltre, i risvegli notturni e i disturbi del sonno causano un debito di sonno che a sua volta promuove l’obesità. Come se non bastasse, gli individui con Osas hanno notevole difficoltà a perdere peso ed anzi tendono ad aumentarlo”. Peverini ha spiegato che “per contrastare questo sfavorevole cocktail di patologie è sufficiente una diagnosi con un esame polisonnografico e, quindi, trattare la disfunzione con una terapia ventilatoria a pressione positiva, che oltre a curare efficacemente le apnee migliora significativamente la glicemia e, in generale, la salute metabolica”. Secondo le statistiche citate dal direttore scientifico della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno, “in Italia gli incidenti da eccessiva sonnolenza e stanchezza di chi è alla guida sono circa il 22% del totale dei sinistri stradali”. L’esperto sollecita “il legislatore italiano affinché, sull’esempio di molti altri Paesi non solo europei, adotti misure preventive e vari un’azione concertata, strutturale e sanitaria, sul fronte delle apnee notturne e dei colpi di sonno alla guida, per ridurre il numero di incidenti stradali con il loro pesante carico di morti e feriti”.