
A 45 anni dallo sbarco del primo uomo sulla Luna, si comincia a pianificare la costruzione di basi all’interno delle grotte che punteggiano la superficie del nostro satellite. Quelle scoperte finora sono piu’ di 200, hanno un diametro tra i 5 e i 900 metri, e potrebbero fornire un riparo ideale da radiazioni, piccoli meteoriti, polvere ed elevate escursioni termiche. E’ quanto emerge dalle immagini ad alta risoluzione scattate dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro) della Nasa, raccolte e analizzate con un nuovo algoritmo dai ricercatori dell’universita’ dell’Arizona in un articolo pubblicato sulla rivista Icarus. La maggior parte di queste grotte lunari sono state identificate all’interno di grandi crateri (dove sono presenti aree in cui la roccia si e’ prima fusa per un impatto e poi solidificata) e nei cosiddetti ‘mari’ lunari, ovvero pianure basaltiche di colore scuro nate da antiche eruzioni di materiale incandescente seguite all’impatto con meteoriti massicci. Quelle scoperte finora rappresentano solo una piccola parte delle grotte lunari: la sonda Lro della Nasa ha infatti scandagliato soltanto il 40% della superficie del nostro satellite con la luce necessaria a far funzionare il programma automatico che identifica i pozzi. ”Continueremo a scandagliare le immagini man mano che arriveranno – afferma il coordinatore dello studio Robert Wagner – ma sul 25% della superficie lunare (le regioni piu’ vicine ai poli) il Sole non si alza mai abbastanza da consentire al nostro algoritmo di lavorare. Per queste aree servira’ un nuovo algoritmo piu’ efficiente, che comunque potrebbe non funzionare alle latitudini maggiori, dove persino un uomo ha difficolta’ a distinguere una grotta da un cratere formato da un impatto”.