Parla di “bomba d’acqua senza precedenti” e di “stato di calamità, anzi no, stato d’emergenza“: Luca Zaia, il governatore del Veneto, è andato subito a Refrontolo, il paese del trevigiano devastato dall’ennesima bomba d’acqua di questa pazza estate 2014. Un’alluvione che ha provocato 4 morti e più di 20 feriti, di cui alcuni gravi.
Ma Zaia dopo un simile disastro non dovrebbe avere neanche la faccia di presentarsi lì dove si la natura ha fatto ciò che i meteorologi avevano previsto. Il governatore veneto è stato il primo in trincea contro il “catastrofismo” dei meteorologi che con le “previsioni estreme” stavano “rovinando il turismo”. Eppure di maltempo quest’estate ne abbiamo avuto tanto, non solo ieri in Veneto ma in tutt’Italia e ormai da due mesi come testimoniano i dati del CNR (è stato un luglio record di piogge e anche decisamente fresco).

E questa è solo una delle tante dichiarazioni del Presidente della Regione Veneto contro i meteorologi “terroristi”: operatori turistici e albergatori hanno usato il meteo come pretesto per giustificare le difficoltà del turismo. E intanto la gente muore nel fango… Altro che stato di calamità: Zaia stia zitto e si dimetta, chiedendo scusa all’intero settore scientifico che quotidianamente, con grandi sforzi, lavora nella meteorologia mettendo le proprie conoscenze al servizio della gente. Basterebbe valorizzare questa risorsa per tutelare le vite umane e la pubblica sicurezza. Ma evidentemente le lobby del turismo sono più importanti delle alluvioni…
