Nuvole molto alte e piene d’acqua che racchiudono tanta piu’ energia quanto piu’ e’ alto lo sbalzo di temperatura fra l’aria calda che si innalza dal mare e quella in quota che le fa formare. Ed e’ la quantita’ di questa energia che deve sprigionarsi a provocare piu’ di un temporale nella stessa zona dando cosi’ origine ad una ‘bomba d’acqua’. E’ cosi’ che gli esperti ne sintetizzano la formazione e con il nome ‘bomba’ spiegano anche gli effetti devastanti sul territorio, con morti e feriti come accaduto nel trevigiano. “Una quantita’ di acqua spropositata che diventa molto piu’ pericolosa quando piove in zone dove e’ gia’ piovuto, dove quindi il suolo e’ saturo di acqua e forma una copertura impermeabile che fa defluire l’acqua come un ruscello – spiega all’ANSA il vice presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Vittorio D’Oriano – In presenza di ostruzioni e detriti l’acqua non puo’ avere un regolare deflusso e nelle zone piu’ basse l’acqua viene convogliata da fossi e fa esondare i fiumi”.

E’ quindi sulla prevenzione che bisogna puntare, secondo D’Oriano, “anche se gli effetti si possono ottenere nell’arco di 5-7 anni”. Occorre partire, quindi, da “un attento monitoraggio del territorio per individuare i punti a rischio”, passare poi ad “una manutenzione periodica di fossi e fiumi molto piu’ frequente di quella fatta sinora, eliminando strozzature, e pensare ad una vera programmazione urbanistica, rispettando la vocazione naturale del territorio ed evitando le aree piu’ esposte a rischio e il consumo di suolo”. Nonostante siano interventi “semplici”, dice il geologo, “l’operativita’ in tempo di pace e’ quasi sconosciuta, si interviene quasi sempre solo in emergenza”. Individuare i punti critici ed eliminare strozzature e detriti, che potrebbero ostruire il deflusso dell’acqua, e’ dunque il primo passo preventivo da fare con maggiore frequenza. “Il monitoraggio non deve essere solo geografico ma deve considerare anche la struttura geologica”, rileva D’Oriano ricordando che “in Parlamento si sta discutendo della trasformazione dell’Autorita’ di bacino in Autorita’ di distretto, preposta al controllo di alluvioni e dissesto con una competenza su un territorio piu’ ampio ma che penalizza l’efficacia”. Poi bisogna “impostare una programmazione dello sviluppo urbanistico che non c’e’, con delle priorita’ che riguardino le aree piu’ pericolose – osserva D’Oriano – Bisogna rafforzare la conservazione del suolo, rispettando la vocazione naturale del territorio e valutando i rischi, senza saturare le pianure dove anche l’agricoltura va sparendo; insomma non bisogna costruire dove non si puo'”. Parlando della “nuova legge urbanistica presentata due settimane fa che aggiornerebbe quella del marzo del 1942”, D’Oriano la definisce “condivisibile all’80-90% ma e’ carente laddove non precisa che bisogna privilegiare il non consumo di suolo. Bisogna invece poter decidere di demolire e ricostruire edifici anche in citta’ e mettere fine alle speculazioni”.