
Non sarebbe la prima volta che un incidente che coinvolge aerei militari in Italia provoca vittime fra i civili. Ieri in molti hanno ricordato incidenti più recenti, meno attenzione è stata riservata alla strage di Casalecchio di Reno, avvenuta il 6 dicembre 1990. In quel giorno un MB-326 precipitò sopra un scuola, l’Istituto Salvemini. Il pilota ed unico membro dell’equipaggio, il pilota di 24 anni, si salvò grazie al seggiolino eiettabile (lo stesso che si spera abbia salvato anche i quattro militari dispersi e alla cui ricerca stanno partecipando moltissime persone fra cui Vigili del Fuoco ed i volontari del Soccorso Alpino e Speleologico). Nel terribile schianto però morirono ben 12 studenti, tutti quindicenni, e l’insegnante che in quel momento si trovava nella classe 2ª A, la piu colpita dall’impatto.
Il combustibile fuoriuscito dall’aereo prese fuoco causando un vasto incendio. I feriti, anche molto gravi, furono decine. Questo episodio sollevò dubbi e critiche sulle norme che permettono esercitazioni militari anche a bassa quota pure sui centri abitati, senza particolari restrizioni.
Un altro grave incidente che ha sollevato forti critiche fu quello che avvenne soltanto 8 anni dopo, al Cermis. In quella occasione un jet militare americano che volava a bassissima quota tranciò i cavi della funivia del Cermis su cui viaggiavano 20 persone, che morirono tutte nello schianto al suolo. In quel caso i militari, che risultarono illesi, essendo americani furono protetti dalla Giustizia americana che non ha mai consentito a quella italiana di giudicarli per quanto avvenuto.