
Cento anni fa, il primo settembre 1914, moriva Martha, ultimo esemplare di piccione migratore, mettendo fine ad una specie di uccello un tempo molto diffuso in Nord America, con una popolazione di circa 5 miliardi di uccelli. Nel centenario della sua scomparsa l’associazione Usa ‘Defenders of Wildlife’, invita i politici statunitensi a difendere l’Endangered Species Act, una legge del 1973 volta a proteggere le specie a rischio. Martha, morta nello zoo di Cincinnati, era l’ultimo esemplare di una specie decimata fino all’estinzione dalla caccia eccessiva e dalla progressiva distruzione degli habitat. Cause che ancora oggi minacciano la fauna selvatica. Il declino e’ iniziato nel 1800 e si e’ accentuato tra il 1870 e il 1890. Le carni delicate hanno reso la colomba migratrice una preda ambita dai cacciatori, ma a portarla all’estinzione sono stati anche i disboscamenti, la distruzione delle colonie da parte dell’uomo e alcuni eventi estremi, come la tempesta di grandine che nel 1881 stermino’ la colonia del Michigan. Circa 60 anni dopo l’estinzione dei piccioni migratori, il Congresso americano fece un passo decisivo affinche’ fossero evitate in futuro tragedie simili emanando l’Endangered Species Act per salvare piante e animali dall’estinzione. Ma oggi parti importanti di questa legge – afferma l’associazione – sono a rischio. All’epoca dello sbarco dei coloni europei in America, il piccione migratore era considerato l’uccello con la popolazione piu’ numerosa al mondo. Diverse testimonianze raccontano che gli stormi durante le migrazioni addirittura “oscurassero il cielo”.