
“Negli ultimi 35 anni, 15 delle 36 specie censite nel Mare del Nord hanno spostato latitudine – ha spiegato al Guardian Callum Roberts, oceanografo alla York University – Lo spostamento medio e’ stato di 300 chilometri verso nord; i pesci che preferiscono acqua fredda si sono spostati a nord verso Islanda e Isole Faroe, mentre il pesce che predilige ‘acque piu’ calde’ ha preso il loro posto arrivando da sud”. Un risultato “preoccupante” per i palati dei britannici finora abituati a consumare nei loro piatti i cosiddetti “Big Five”: merluzzo bianco, eglefino, tonno, gamberi e salmone. Le specie tipiche di tutta l’area incominciano infatti ad essere sempre piu’ difficili da trovare, mentre altre, finora tipiche piu’ dell’aria mediterranea, come per esempio il pesce San Pietro, la gallinella rossa, il branzino e le alici iniziano a colonizzare il Mare del Nord. “Per sostenere una pesca sostenibile, dovremmo mangiare questi pesci – ha commentato Stephen Simpson dell’Universita’ di Exter – Loro provengono dai nostri mari anziche’ dovere continuare ad importare merluzzo o fare crescere salmoni dentro allevamenti. Ma non lo faremo finche’ non cambieremo il nostro atteggiamento verso il pesce che mangiamo in Gran Bretagna. Siamo ancora ‘ancorati’ al passato”.
