
“A parte i casi di tsunami dovuti a eventi estremi, le onde si originano al largo principalmente a causa del vento che soffia sulla superficie del mare”, spiega Iafrati. “Il processo è lento e ha bisogno di tempo e spazio per svilupparsi. Immaginiamo una superficie del mare piatta: il vento inizia a trascinare gli strati superiori per effetto dell’attrito che all’inizio è tangente alla superficie stessa. Il fenomeno si può osservare anche soffiando in un bicchiere d’acqua”.
“Se il vento supera questo valore e continua con la sua azione di trascinamento, l’onda tende ad aumentare in altezza”, precisa il ricercatore. “Ma il fenomeno non può crescere in modo indefinito: c’è una pendenza limite oltre la quale l’onda frange. Questo processo aumenta l’efficienza di trasferimento di energia tra atmosfera e mare, portando progressivamente a onde più lunghe e più alte”.
Questo fenomeno consente anche di individuare la presenza di pericolosi bassi fondali. “Vedendo, per esempio, una zona in prossimità della riva, dove le onde frangono senza un apparente motivo si può dedurre la presenza di un bassofondo ed evitarlo per tempo”, conclude il ricercatore dell’Insean-Cnr.