
“La storia italiana, quella sismica e quella legata al suo devastante dissesto idrogeologico, avrebbe dovuto portare ad investire sempre più in cultura geologica – ha concluso Graziano commentando anche quanto sta accadendo in Italia quasi ogni giorno – a configurare politiche per la messa in sicurezza del nostro territorio e dei nostri immobili, a programmare strategie di comunicazione verso i cittadini affinché imparino a convivere con il rischio. Avevamo erroneamente creduto che i disastri che si susseguono sul nostro territorio avrebbero finalmente posto le basi per una efficace politica di prevenzione dai rischi naturali, pur nell’incapacità tutta italiana di pianificare azioni e strategie. Le immagini dei disastri, la spinta che proviene dai social network, persino alcune dichiarazioni convinte di uomini delle istituzioni, non potevano non produrre una reazione, uno sdegno per un sistema Paese così vulnerabile e allo stesso tempo così disattento. Ci siamo configurati un Paese che sapeva finalmente reagire al suo stesso colpevole torpore culturale.
Ci eravamo illusi, convinti come siamo che sia arrivato il momento di far uscire dall’angolo la cultura geologica, come succede nel resto d’Europa e del mondo, dove i Servizi geologici sono stati rilanciati per consentire lo sviluppo economico e sociale delle nazioni.
La storia reale ci trova ancora a dover combattere contro una visione miope delle cose, talvolta persino intrisa di un incomprensibile ostracismo nei confronti della geologia”.