Ebola, l’emergenza è internazionale: e in Italia? Uno sguardo al virus killer che uccide 9 volte su 10

L’epidemia di Ebola in Africa occidentale costituisce “un’emergenza internazionale” che pone “rischi sanitari” anche per paesi finora non colpiti: e’ quanto annunciato oggi a Ginevra dall’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms), in una nota diffusa al termine dell’incontro di un comitato di esperti durato due giorni. Nel comunicato si afferma che l’epidemia in Africa occidentale costituisce “un fatto straordinario” e pone rischi sanitari anche per paesi finora non colpiti. “Le conseguenze di un’ulteriore diffusione a livello internazionale – sottolinea l’Oms – sono particolarmente gravi alla luce della virulenza del virus, delle modalita’ aggressive di trasmissione nelle comunita’ e nei centri di assistenza nonche’ della debolezza dei sistemi sanitari nei paesi oggi colpiti e piu’ a rischio”. Secondo l’Oms, ora e’ essenziale “una risposta internazionale coordinata”. La decisione e’ stata presa all’unanimita’ dal Comitato d’emergenza convocato dal direttore generale, Margaret Chan, e che ha visto la partecipazione, in teleconferenza, dei rappresentanti dei paesi colpiti dall’epidemia: Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria, i quali hanno convenuto sul fatto che sussistano le condizioni per la dichiarazione dello stato di “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” (Usppi). Ebola AmericansIn risposta all’emergenza, la scorsa settimana si e’ tenuto a Conakry, in Guinea, un vertice che ha visto la partecipazione del direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, e dei presidenti dei paesi dell’Africa occidentale colpiti dall’epidemia del virus Ebola, i quali hanno lanciato un nuovo piano di risposta regionale da 100 milioni di dollari piano per contrastare l’epidemia. I punti-chiave del nuovo piano prevedono strategie per arrestare la trasmissione del virus nei paesi colpiti attraverso misure efficaci di controllo dell’epidemia; strategie di prevenzione della diffusione della malattia nei vicini paesi a rischio, attraverso il rafforzamento delle misure di preparazione e reazione all’emergenza. Secondo le ultime stime ufficiali dell’Oms, sono 932 le vittime del virus finora accertate in tutta l’Africa occidentale, di cui 363 in Guinea (l’epicentro dell’epidemia), 286 in Sierra Leone, 282 in Liberia e una in Nigeria. I casi di contagio registrati in tutta la regione sono stati 1.711.

NESSUN RISCHIO PER L’ITALIA? – “L’Italia non corre rischi concreti di diffusione del virus Ebola sul territorio nazionale, sia per i ridotti scambi esistenti con i 3 paesi africani colpiti dall’epidemia (Liberia, Guinea e Sierra Leone) sia perché i tempi di incubazione dell’infezione, che sono al massimo di 21 giorni, sono inferiori a quelli di avvicinamento e traversata verso le coste italiane da parte degli immigrati provenienti dal Centro Africa”. Ma “anche se il rischio è remoto, non bisogna abbassare la guardia”. Lo evidenzia l’Amcli (Associazione italiana microbiologi clinici) sull’epidemia di Ebola che ha colpito alcuni paesi Africani. “L’Italia – aggiungono gli esperti – è in grado di fronteggiare sia sul piano diagnostico che assistenziale l’eventuale importazione dell’infezione dal focolaio africano, ed è impegnata in prima linea nella lotta contro l’epidemia, partecipando a un progetto della Comunità europea che ha consentito, fin da marzo, l’installazione in loco di un laboratorio mobile. L’Italia partecipa con altri Paesi europei al laboratorio mobile finanziato dalla Comunità europea. Su richiesta dell’Organizzazione mondiale della sanità il laboratorio è stato inviato in Guinea fin dall’esordio dell’epidemia, offrendo tecnologie e professionisti in grado di affiancare le autorità locali nella lotta contro la diffusione dell’infezione”. “Le attività diagnostiche svolte dal laboratorio mobile – spiega Maria Capobianchi, direttore del Laboratorio di virologia dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani e componente del consiglio direttivo Amcli – sono fondamentali per identificare, assistere e isolare le persone infette, ricercare i contatti, riammettere nella comunità i sani e i guariti e, nel complesso, monitorare l’andamento dell’epidemia”. In questa fase l’Italia ha una rete di monitoraggio di assoluta qualità che permette di seguire l’evoluzione dell’epidemia più importante sul piano numerico e più significativa per mortalità (oltre il 60%) degli ultimi anni. “Lo sforzo che siamo tutti chiamati a svolgere è quello di assistere e aiutare le autorità locali a debellare la ritrosia e il sospetto con cui queste epidemie sono vissute dalle popolazioni locali e contribuire a monitorare attentamente l’evoluzione dell’infezione”, conclude Capobianchi.

IL VIRUS KILLER CHE UCCIDE 9 CONTAGIATI SU 10 – La malattia da virus Ebola e’ una malattia grave, spesso fatale, con un tasso di mortalita’ fino al 90%. La malattia colpisce gli uomini e i primati (scimmie, gorilla, scimpanze’). L’Ebola e’ apparsa la prima volta nel 1976 in due focolai contemporanei: in un villaggio nei pressi del fiume Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, e in una zona remota del Sudan. L’origine del virus non e’ nota, ma i pipistrelli della frutta (Pteropodidae), sulla base delle evidenze disponibili, sono considerati i probabili ospiti del virus Ebola. Come si infettano le persone L’Ebola si trasmette nella popolazione umana attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti. In Africa, l’infezione e’ avvenuta attraverso la manipolazione degli scimpanze’, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi di foresta e istrici infetti trovati malati o morti o catturati nella foresta pluviale. Nelle zone a rischio (foresta pluviale dell’Africa Sub-sahariana) e’ importante ridurre il contatto con gli animali ad alto rischio, quali pipistrelli della frutta, scimmie e primati, non raccogliere animali morti trovati nelle foreste o manipolare la loro carne cruda. Una volta che una persona sia entrata in contatto con un animale infetto da virus Ebola e abbia contratto l’infezione, questa puo’ diffondersi all’interno della comunita’ da persona a persona. L’infezione avviene per contatto diretto (attraverso ferite della pelle o mucose) con il sangue o altri fluidi corporei o secrezioni (feci, urine, saliva, sperma) di persone infette. L’infezione puo’ verificarsi anche in caso di ferite della pelle o delle mucose di una persona sana che entra in contatto con oggetti contaminati da fluidi infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti e biancheria da letto sporchi dei fluidi infetti o aghi usati. Gli operatori sanitari sono stati spesso i piu’ esposti al virus durante la cura dei pazienti con Ebola. Questo accade perche’, in particolare nelle prime fasi di un epidemia, non indossano dispositivi di protezione individuale (ad esempio i guanti) quando assistono i pazienti. Gli operatori sanitari di tutti i livelli del sistema sanitario – ospedali, cliniche e centri sanitari – delle aree a rischio dovrebbero essere informati, prima possibile, sulla natura della malattia, sulle modalita’ di trasmissione e seguire rigorosamente le precauzioni raccomandate per prevenire l’infezione. Possono svolgere un ruolo nella trasmissione di Ebola anche le cerimonie funebri in cui le persone hanno contatti diretti con il corpo del defunto. Le persone decedute per Ebola, infatti, devono essere maneggiate con indumenti protettivi e guanti ed essere sepolte immediatamente. Le persone sono contagiose fino a quando il sangue e le secrezioni contengono il virus. Per questo motivo, per evitare di infettare chiunque altro nella comunita’, i pazienti infetti devono essere attentamente monitorati dai medici e sottoposti a test di laboratorio, per garantire che il virus non sia piu’ in circolo, prima del loro ritorno a casa. Gli uomini, guariti dalla malattia, possono ancora trasmettere il virus a partner attraverso lo sperma, per un massimo di sette settimane dopo la guarigione. Per questo motivo e’ importante per gli uomini evitare rapporti sessuali per almeno sette settimane dopo la guarigione oppure indossare il preservativo nei rapporti sessuali durante le sette settimane dopo la guarigione.

I SINTOMI – Ma quali sono i sintomi? Comparsa improvvisa di febbre, intensa debolezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola sono i segni e sintomi tipici, seguiti da vomito, diarrea, esantema, insufficienza renale ed epatica e, in alcuni casi, emorragia sia interna che esterna. Gli esami di laboratorio includono globuli bianchi e piastrine bassi ed aumento degli enzimi epatici. Il periodo di incubazione o l’intervallo di tempo dall’infezione alla comparsa dei sintomi e’ tra i 2 e i 21 giorni. Il paziente diventa contagioso quando comincia a manifestare sintomi, non e’ contagioso durante il periodo di incubazione. I pazienti gravemente malati necessitano di terapia intensiva, sono spesso disidratati e hanno bisogno di liquidi per via endovenosa o di reidratazione orale con soluzioni contenenti elettroliti. Attualmente non esiste un trattamento specifico per curare la malattia. Alcuni pazienti con terapie mediche appropriate guariscono. Per aiutare a controllare l’ulteriore diffusione del virus, i casi sospetti o confermati devono essere isolati dagli altri pazienti e trattati da operatori sanitari che attuino rigorose precauzioni per il controllo delle infezioni. Non ci sono restrizioni particolari per chi viaggia al momento. I viaggiatori dovrebbero evitare ogni contatto con pazienti infetti Gli operatori sanitari che viaggiano verso aree colpite dovrebbero seguire rigorosamente le indicazioni sul controllo delle infezioni raccomandate dall’OMS Chiunque abbia soggiornato in aree dove i casi sono stati recentemente segnalati dovrebbe essere consapevole dei sintomi dell’ infezione e consultare un medico al primo segno di malattia I medici che si occupano di viaggiatori di ritorno dalle zone colpite, con sintomi compatibili sono invitati a considerare la possibilita’ di malattia da virus Ebola.