I soldati dell’esercito della Liberia hanno fermato numerose persone che cercavano di raggiungere la capitale Monrovia dalle campagne, duramente colpite dalla diffusione del virus Ebola e in cui molte famiglie nascondono i malati o abbandonano corpi in strada. Azioni simili sono state intraprese anche nelle aree orientali della Sierra Leone, in cui è stata avviata l’operazione ‘Octopus’, il cui obiettivo è tenere in isolamento le persone infettate. Sebbene l’epidemia abbia coinvolto quattro Paesi, in Sierra Leone e Liberia è stato registrato oltre il 60% dei 932 decessi provocati dalla malattia, riportano i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nei prossimi giorni l’Oms terrà dei colloqui in cui verrà deciso se proclamare uno stato di emergenza internazionale a causa del virus. Le precedenti epidemie di Ebola avevano colpito in parti limitate di Congo e Uganda, mantenendosi comunque lontane dalle capitali dei Paesi. Intanto i medici degli ospedali pubblici nigeriani, in sciopero dal primo luglio scorso, hanno annunciato la sospensione dell’agitazione a causa del rischio di epidemia del virus Ebola, che ha causato due decessi nel Paese. Al momento i casi accertati di febbre emorragica sono sette, con due decessi: tutti i nigeriani affetti dal virus sono stati contagiati da un singolo paziente, un funzionario del Ministero delle Finanze liberiano che si era recato in Nigeria in occasione di un vertice politico. L’uomo, giunto in cattive condizioni all’aeroporto internazionale di Lagos, era stato immediatamente ricoverato in un ospedale della capitale, dove era deceduto il 25 luglio scorso; la seconda vittima è un infermiere. Dall’inizio dell’epidemia, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si sono registrati oltre 1.600 casi di Ebola nell’Africa Occidentale, con circa 900 decessi.
