Il dottor Kent Brantly, uno dei due missionari statunitensi colpiti dal virus Ebola, ha lasciato con un aereo la Liberia ed e’ da poco atterrato negli Stati Uniti. Brantly verra’ subito trasferito all’Emory University Hospital di Atlanta, dove verra’ ricoverato in un reparto speciale in isolamento. La struttura non e’ lontana dal quartier generale dei Cdc (il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie), la struttura di punta americana per la lotta a ogni forma di malattie. Il secondo americano che si e’ contagiato, la missionaria Nancy Writebollascera’ la Liberia nelle prossime ore. L’aereo puo’ infatti trasportare un malato alla volta. I due sono volontari statunitensi che lavoravano proprio alla cura di pazienti di Ebola in Liberia. L’arrivo dei due malati in Usa e’ seguito con grande attenzione dai media statunitensi visto che di fatto si tratta dell’approdo su suolo americano per la prima volta del micidiale virus. Kent Brantly, un medico 33enne padre di due bambini, e Nancy Writebol, missionaria laica, fanno parte di un team di una ong, Samaritan’s Purse, che lavora da anni contro ebola. In queste settimane, Brantly ha lavorato all’interno del reparto di isolamento nel centro ospedaliero gestito dalla loro organizzazione, a Monrovia; lei era addetta alla disinfestazione delle tute di protezione indossate proprio dal personale sanitario come Brantly. Si sono ammalati entrambi (per fortuna invece la moglie, e i due figli di lui, di 3 e 5 anni, tornati in Usa a casa la scorsa settimana per un viaggio programmato da tempo, non mostrano sintomi preoccupanti). I due sono entrambi in condizioni gravi, ma stabili e nel Paese africano sono stati sottoposti a una cura sperimentale. Per il viaggio di entrambi viene utilizzato un jet privato, un aereoambulanza Gulfstream dotato di una struttura di isolamento mobile e protetta per i trasferimenti di dipendenti del Cdc di Atlanta, esposti a malattie contagiose. Secondo il comunicato diffuso dall’Emory Univesity Hospital, il reparto in cui Brantly sta per essere ricoverato e’ “fisicamente separato dalle altre zone dei pazienti e dispone di attrezzature uniche e infrastrutture che forniscono un livello straordinariamente elevato di isolamento clinico”. Il reparto, lo stesso in cui sono stati curati nel passato malati di Sars, e’ in un’ala separata dell’ospedale.
