Ebola: rischio diffusione dell’epidemia se non si interviene subito

Ebola Treatment“Esiste il rischio che il virus Ebola si diffonda in altri Paesi e dilaghi rapidamente. Per ridurlo è necessario contenere rapidamente l’epidemia in Africa occidentale, supportando i governi, mettendo insieme le risorse necessarie e avviando programmi di screening in modo che i pazienti possono essere identificati e isolati prima possibile, per evitare ulteriori contagi anche localmente, dove la situazione rischia di diventare fuori controllo”. Ad affermarlo all’Adnkronos Salute è Odong Emintone Ayella, direttore sanitario del St. Mary’s Lacor di Gulu, in Uganda. I mezzi di trasporto hanno accorciato le distanze, favorendo la globalizzazione della malattia: “Un volo dall’Africa può durare otto ore, un malato di Ebola o malattie infettive simili – avverte – può salire sano su un aereo e sviluppare i sintomi dopo poche ore o pochi giorni”. In Africa questo è ancor più vero, “con i trasferimenti, molto frequenti e spesso senza controlli, tra una frontiera e l’altra”. L’ospedale non profit di Gulu, tra più all’avanguardia dell’Africa dell’Est, ha affrontato nel 2000 la maggiore epidemia di Ebola che il Paese abbia mai avuto. “Non sapevamo ancora – racconta il medico, in visita in Italia ancora per qualche giorno prima di rientrare in Africa – come agire tempestivamente e non avevamo un efficiente sistema di sorveglianza locale. Ma da allora abbiamo imparato molto e ora siamo in grado di fare diagnosi rapide e isolare subito il virus: nell’ultimo caso solo una ragazza è stata contagiata”. Così non è nei Paesi dell’Africa occidentale alle prese con la peggior epidemia di Ebola in 40 anni. “Ogni Paese – sottolinea Odong – dovrebbe avere un alto livello di sorveglianza nella comunità in modo da segnalare ogni singolo contagio sospetto. Devono esserci persone incaricate di sorvegliare, osservare e comunicare i casi”. “Molte persone – prosegue – si accorgono di non star bene, ma non lo denunciano per paura di essere isolate, morire sole ed essere seppellite senza la famiglia vicino. Oppure pensano di avere il ‘malocchio’: le persone devono sapere, invece, che la causa della malattia non è la magia, ma un virus ben noto. Devono capire l’importanza di collaborare con i medici e gli operatori sanitari, non scappare. Coinvolgere nella sensibilizzazione della comunità i guaritori, a cui la gente si rivolge se non sta bene, potrebbe essere utile per contrastare la diffusione di Ebola”. Per il medico, “è possibile che in Africa occidentale i primi casi di Ebola siano stati diagnosticati tardi e il virus si è poi diffuso facilmente nelle comunità locali anche a causa della mancanza di sistemi di sorveglianza. Ma ci sono anche altre malattie che si manifestano con la febbre, come malaria, meningite, febbre tifoide e infezioni virali e questo rende difficile attribuire al virus Ebola i primi sintomi, in assenza di evidente emorragia. Non solo. Spesso non è facile nemmeno fare gli esami per arrivare alla diagnosi e possono volerci settimane per la conferma”. La priorità, dunque, è “riconoscere la malattia quando è ancora asintomatica, identificare un caso quando sta appena iniziando a rivelarsi, che è una bella sfida per i Paesi ora colpiti, dove i mezzi sono spesso pochi e le necessità sconosciute”.