L’epidemia di Ebola in corso in Africa è “senza precedenti” non solo per dimensioni, ma anche perché è “geneticamente diversa” da tutte le altre scoppiate in passato: oltre 340 mutazioni distinguono infatti i ceppi virali che stanno circolando nei Paesi colpiti rispetto a quelli che si sono diffusi in anni precedenti, e un’altra cinquantina di mutazioni del genoma virale si registrano anche all’interno dell’epidemia attuale. In tutto, le mutazioni identificate sono precisamente 395. A questa conclusione sono giunti gli autori di uno studio sul campo pubblicato su ‘Science’, condotto da un gruppo di ricercatori americani del Broad Institute e della Harvard University, in collaborazione con il ministero della Sanità della Sierra Leone e colleghi di altre istituzioni e continenti. Secondo gli scienziati, i ceppi di Ebola responsabili di questa epidemia avrebbero tutti un antenato comune la cui datazione risalirebbe al 1976, anno del primo focolaio di Ebola scoppiato in Congo (allora Zaire), con 318 casi e 280 morti. Nulla a confronto degli oltre 3 mila casi, con più di 1.500 decessi, conteggiati nell’ultimo bollettino Oms. I ricercatori hanno sequenziato 99 genomi virali raccolti da 78 pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di Ebola in Sierra Leone nei primi 24 giorni dell’epidemia. Da alcuni malati sono stati prelevati più campioni del virus, così da monitorare eventuali cambiamenti del germe nel tempo, anche in uno stesso paziente. Per l’analisi è stata utilizzata la cosiddetta tecnica del sequenziamento ‘profondo’: i campioni sono stati cioè esaminati più volte, fino a garantire alti livelli di confidenza dei risultati ottenuti. In media, ogni campione è stato sequenziato 2 mila volte. Partendo dal ceppo ‘antenato’ del 1976, i ricercatori hanno seguito le sue orme nel tempo tracciando il percorso di trasmissione e analizzando le relazioni evolutive fra i campioni. Hanno così scoperto che il tipo di virus responsabile dell’epidemia attuale si è differenziato dal progenitore ‘Zaire’ negli ultimi 10 anni, e si è diffuso dalla Guinea alla Sierra Leone attraverso 12 persone che avevano partecipato allo stesso funerale. E un lutto ha segnato anche il team di ricerca. “A causa dell’Ebola abbiamo perso molti amici e colleghi”, racconta Pardis Sabeti, co-autore senior dello studio. “Fra loro anche il nostro buon amico Sheik Humarr Khan”, considerato un eroe nazionale in Sierra Leone per aver salvato circa cento malati, “co-autore senior di questo stesso lavoro”. E’ stato anche “per far onore alla sua eredità” che gli scienziati hanno deciso condividere subito con tutta la comunità scientifica i loro risultati, inserendoli nella banca dati del National Center for Biotechnology Information (Ncbi). “Dopo aver messo in database le prime sequenze in giugno – sottolinea Sabeti – siamo stati contattati da alcuni degli specialisti più importanti del mondo, e molti ora stanno lavorando sui nostri risultati. Siamo onorati e incoraggiati”, perché “uno spirito di collaborazione internazionale e multidisciplinare è necessario per far luce rapidamente sull’epidemia in corso”. Gli autori sperano dunque che il loro ‘catalogo’ di mutazioni possa servire come punto di partenza per gli studi altri gruppi di ricerca. “Davanti a noi c’è una straordinaria battaglia ancora da combattere”, avverte Sabeti. La pubblicazione dei dati dimostra “trasparenza e collaborazione. Siamo tutti insieme, uniti in questa lotta”.
