La sieroterapia che sta facendo migliorare Kent Brantley, il medico americano contagiato dal virus Ebola in Liberia arrivato all’Emory University Hospital di Atlanta, “è un approccio che si usa da sempre, pensiamo al siero anti-vipera, e che permette di sfruttare gli anticorpi delle persone guarite per combattere la malattia”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che aggiunge: “Ebola è una malattia orfana: è molto rara, e alle case farmaceutiche non conviene investire nella ricerca. Gli unici che possono farlo sono gli istituti pubblici”. “Al momento per aiutare le persone colpite si ricorre, appunto, alla sieroterapia, mentre la sperimentazione più avanzata su un vaccino è, non a caso, quella di Anthony Fauci”. Nei giorni scorsi il celebre ricercatore aveva annunciato per settembre negli Stati Uniti l’avvio dei test clinici su un vaccino sperimentale contro l’Ebola, che ha dato “risultati incoraggianti” sui primati. Lo scienziato, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, sta lavorando con la Fda per ottenere una procedura veloce e far partire i trial clinici quest’autunno. Per la prima volta un siero anti-Ebola sarà sperimentato sull’uomo, visto che finora la ricerca di un vaccino, in molti casi nonostante risultati promettenti, non è mai andata oltre i test sugli animali. 