
“Il discorso della cementificazione – ha detto sempre Gabrielli -e’ una parte del problema, e’ un aspetto del problema, non lo esaurisce. Nella vicenda Trevigiana tutto si puo’ dire tranne che la vicenda sia legata alla cementificazione, magari a un uso disinvolto del territorio. Qualcuno sostiene di si’, altri sostengono di no, a dimostrazione, ripeto, che deve cambiare anche il nostro approccio con il territorio e con il clima che volente o nolente e’ un po’ diverso da quello che conoscevamo qualche anno fa”. Alla domanda del ruolo delle istituzioni il capo Dipartimento della Protezione civile ha detto: “sostengo da tempo che le istituzioni hanno le loro responsabilita’ ma ancora prima hanno le responsabilita’ i cittadini, per la semplicissima ragione che tutte le volte che non si ha la giusta sensibilita’ ai problemi, a me ad esempio chiedono spesso se la politica si interessa di un particolare problema, io rispondo marginalmente ma perche’ non interessa ai cittadini. Io chiedo ai sindaci che incontro: ‘nel vostro mandato avete mai avuto un cittadino che vi viene a chiedere se il Comune ha un piano di protezione civile?. No mai, cio’ vuol dire che questi temi non appartengono” al comune sentire dei cittadini in generale. “I sindaci – ha osservato Gabrielli – sono espressione delle comunita’, usciamo fuori da questa logica per cui c’e’ il sindaco e c’e’ la comunita’ peraltro oggi i sindaci sono espressione delle comunita’, viviamo in una democrazia, se i sindaci non funzionano si cambiano. Io credo che il problema sia culturale delle comunita’. Io girando per l’ Italia laddove vedo comunita’ sensibli, interessate, che pongono ai vertici delle loro attenzioni questioni di protezione civile, anche gli amministratori sono piu’ sensibili, perche’ c’e’ questo modo tipicamente italico per cui la responsabilita’ e’ declinata soltanto nel momento in cui si va alla ricerca della responsabilita’ degli altri, mai per quello che ci compete e questo e’ il vero limite culturale di questo Paese”.
Emergenza maltempo, il monito di Gabrielli: “tutelare il suolo in tempo di pace”
