Con lo sviluppo del fenomeno di “El Niño”, già ben collaudato sul Pacifico equatoriale orientale, in Amazzonia torna lo spettro di una nuova stagione siccitosa, con la conseguente drastica riduzione della piovosità media in diverse regioni che si affacciano lungo il corso del grande Rio degli Amazzoni. L’ultima grave siccità registrata sul bacino amazzonico risale proprio all’inverno del 2010, quando in molte regione dello stato dell’Amazonas si era registrato un notevole indebolimento dell’attività convettiva necessaria per lo sviluppo dei forti temporali “termoconvettivi” pomeridiani che rappresentano la principale fonte di sostentamento di uno dei più grandi polmoni verdi del pianeta. Una siccità ancora più disastrosa si era ripetuta nel 2005, un annata davvero terribile per mezza foresta amazzonica che rimase a secco per molti mesi. Quell’anno persino i numerosi stagni e acquitrini che l’ha circondano si erano quasi del tutto prosciugati, causando ingentissimi danni alla fauna e alla flora locale. La siccità del 2005 fu così tragica che l’immensa selva sudamericana ha rilasciato più anidride carbonica di quanta ne abbia assorbita.
Quello che più preoccupa e la ripetizione di questi eventi calamitosi nel giro di pochi anni. Ultimamente un nuovo lungo periodo siccitoso è partito dal mese di Aprile, quando lungo il bacino amazzonico, soprattutto sul settore più meridionale, inizia a registrarsi un calo della piovosità per l’elevazione dell‘ITCZ verso nord, che sale in direzione della Guyana. In genere il pattern associato a “El Niño” può causare prolungante fasi siccitose sulla regione amazzonica. Negli ultimi 100 anni le siccità hanno interessato, in modo alquanto irregolare, buona parte del bacino amazzonico. In media i periodo siccitosi si sono alternati in 1 o 2 eventi in 10-12 anni. Ultimamente però il periodo medio di ritorno è sceso ulteriormente sotto i 7-5 anni, come dimostra la grave siccità del 2005. Solitamente questi periodi di siccità si sono verificati durante gli anni caratterizzati da un forte “El Niño”, ossia quando le acque insolitamente calde presenti lungo la costa del Pacifico meridionale alterano l’andamento del regime pluviometrico per le anomalie riscontrate lungo l’area di convergenza equatoriale che determinano un parziale indebolimento degli Alisei, che rappresentano una delle principali fonti di umidità della foresta amazzonica.
Nel 2010 però era presente la “Ninà”, mentre la terribile siccità del 2005 era stata associata ad un “El Ninò” sostanzialmente su posizione neutra. Successivi studi hanno evidenziato che la grave siccità del 2005, considerata come la peggiore del secolo, non era da attribuire alle anomalie pacifiche, ma bensì alle elevatissime temperature delle acque superficiali dell’Atlantico equatoriale che in quel periodo avevo toccato valori quasi da record. Le elevate temperature dell’Atlantico tropicale hanno contribuito a mantenere le temperature su valori largamente sopra le medie stagionali su 2/3 dell’Amazzonia, determinando al contempo un notevole rinsecchimento dell’atmosfera su tutta la vasta area del bacino, soprattutto sul versante più occidentale e sud-occidentale, tra la parte ovest dello stato dell’Amazonas e l’Acre. Ciò si traduce in temperature molto elevate, ma accompagnate da un clima alquanto secco, che inibisce l’attività convettiva in area equatoriale, con il conseguente indebolimento degli Alisei provenienti dall’Atlantico tropicale e il quasi dimezzamento delle precipitazioni convettive legate al passaggio del “fronte di convergenza intertropicale”. Un leggero aumento di piovosità e annessi moti convettivi si registra solo lungo le aree costiere affacciate sull’Atlantico. Quest’anno il rischio di una grave siccità lungo il bacino amazzonico rischia di farsi sempre più concreto. Ormai non ci resta che aspettare l’arrivo dell’autunno boreale. Fino allo scorso anno, la graduale intensificazione dell’attività convettiva, legato all’abbassamento della linea dell’ITCZ (il fronte di convergenza intertropicale) verso la parte meridionale della regione amazzonica, non aveva presentato alcun tipo di anomalia, essendo in un campo di piena neutralità nel Pacifico. Difatti, la convergenza fra gli Alisei e il notevole apporto di umidità dall’Atlantico tropicale, nell’autunno del 2013, alimentarono una intensa attività convettiva, soprattutto durante le ore pomeridiane e serali, favorendo la formazione di grossi sistemi temporaleschi a mesoscala che hanno dato luogo a forti rovesci di pioggia, anche molto intensi, con colpi di vento e intensa attività elettrica.
La temporanea intensificazione dell’Aliseo di NE che scorre lungo il bordo meridionale dell’alta pressione delle Azzorre, sull’Atlantico tropicale, aveva contribuito ad addensare molte nubi e tanta umidità all’interno del bacino amazzonico. Proprio qui le umide correnti orientali, sommandosi alla presenza di linee di convergenza venti nei bassi strati e al gran quantitativo di umidità rilasciato dai fiumi e dagli acquitrini dell’Amazzonia, esaltano ulteriormente l’attività convettiva e la conseguente formazione di grosse “Cellule temporalesche”, con imponenti annuvolamenti cumuliformi, alti anche più di 14-16 km (quindi molto grossi ed in grado di dare la stura a fenomeni precipitativi di forte intensità, se non addirittura occasionali grandinate). Ma ora, con l’incombere di “El Niño” 2014 una nuova siccità sulla regione amazzonica è sempre più probabile.
