Importante progetto di riforestazione in Madagascar per tutelare due specie di lemuri

Dopo il progetto per la tutela degli anfibi promosso dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e dall’Amphibian Specialisti Group dell’IUCN e a quello relativo a una ricerca etologica sul Lemure catta, l’UIZA, consapevole della ricca biodiversita’ presente sull’isola rossa e della necessita’ di salvaguardarla, insieme ad alcune strutture zoologiche appartenenti all’associazione, contribuisce alla realizzazione del progetto denominato VOLOHASY, che in malgascio significa BAMBU’, promosso dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Universita’ di Torino. Il progetto, che ha luogo nella foresta pluviale degli alberi dragone di Maromizaha nella porzione centro-orientale del Madagascar, prevede la messa a dimora nelle aree degradate della foresta di piante di bambu’ (in Madagascar ne esistono 33 specie diverse di cui 32 endemiche). In principio ne sara’ piantato 1 ettaro per poi estendere l’esperienza ad altri 10 ettari. L’intento principale delle parti impegnate nel progetto – UIZA e Universita’ di Torino – e’ quello di affiancare a un’ampia azione di riforestazione una piu’ specializzata opera di habitat restoration per l’Apalemure grigio (Prolemur simus) e il Lemure dal naso grande (Hepalemur griseus), specie che vivono nelle aree di foresta limitrofa a Maromizaha e la cui alimentazione e’ per il 95% legata al bambu’. Il Lemure dal naso grande (Prolemur simus), una specie che si pensava estinta, e’ stata riscoperta proprio in questa zona in numero di circa 250 individui. Per seguire gli animali saranno installate alcune camera-traps che opportunamente collocate tra i cespugli e munite di fotocellule monitoreranno l’area ed entreranno in azione al passaggio degli animali. Maromizaha fa parte di un corridoio ecologico istituito nel 2005 per tutelare la ricchezza di fauna e flora che conta 433 specie vegetali, 13 specie di lemuri, 77 di uccelli, 60 di anfibi e 20 di rettili. Il 77% di queste specie e’ endemico e non esiste in nessun’altra parte del mondo. La foresta si riduce a causa del tavy (taglia e brucia) per far spazio a pascoli dall’estemporaneo rendimento cui si aggiunge il taglio illegale per la produzione di carbone e di materiale da costruzione, senza contare poi che, nel 2012, nell’area accanto a Maromizaha sono iniziati i lavori di estrazione mineraria che hanno ulteriormente determinato lo spostamento degli animali. Il punto di forza del progetto VOLOHASY-BAMBU’ e’ rappresentato dal coinvolgimento della popolazione locale che conta cinque villaggi per un totale di 4.000 persone; una parte di queste e’ gia’ impegnata in cinque vivai ed e’ dedita alla riproduzione di piante a scopo alimentare; contemporaneamente saranno costruite serre per produrre bambu’ come materiale alternativo per l’edilizia e i manufatti. VOLOHASY-BAMBU’ e’ condotto dal gruppo di lavoro della professoressa Cristina Giacoma del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Universita’ di Torino ed e’ sostenuto economicamente sia dall’UIZA sia da alcune delle strutture appartenenti all’Associazione. Indicativamente serviranno circa 3 anni per aumentare in modo considerevole l’area riforestata a bambu’.