
“Ribadisco come l’ordinanza preveda la cattura e non l’abbattimento dell’orsa Daniza e che per i piccoli non e’ mai e poi mai stata pensata la cattura”: a dirlo, a proposito dell’orsa che, in presenza dei cuccioli, a Ferragosto ha ferito un uomo nei boschi in Trentino, e’ stato oggi il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Alessandro Olivi, a cui e’ stato chiesto il punto della situazione. “L’animale ha il radiocollare – ha chiarito – quindi conosciamo la zona in cui si trova e nessuno sta tergiversando: le ragioni dell’ordinanza restano, per prevenire rischi per la pubblica incolumita’, ma intendiamo agire nel modo meno cruento possibile e tutelare anche l’incolumita’ degli operatori”. Significa in sostanza, come ha spiegato l’assessore competente, Michele Dallapiccola, usare un trappola a tubo, ovvero un luogo dove il plantigrado entri naturalmente per cibarsi, evitando il trauma dei narcotici sparati, che tra l’altro imporrebbero di avvicinarsi a una ventina di metri dall’animale e lascerebbero qualche minuto prima del suo sonno, con eventuali rischi sia per l’orso stesso che per chi frequenta i boschi. “La letteratura dice inoltre – ha aggiunto Olivi – che i piccoli sono in grado di autogestirsi”. “E ci tengo molto a sottolineare – ha continuato il vicepresidente della Provincia – come il progetto Life Ursus di reintroduzione degli orsi in Trentino ne abbia scongiurato l’estinzione e sia il piu’ importante progetto alpino naturalistico. Non ci stiamo ad essere messi sullo stesso piano di altri Paesi, nei quali appena gli orsi sono sconfinati e si sono arrampicati sul muretto di una malga sono stati abbattuti. Noi stiamo parlando di cattura e abbiamo sempre agito secondo le regole. Regole che ci siamo dati a partire dall’inizio degli anni Duemila e via via migliorate. Persino in questo caso, inizialmente di emergenza, abbiamo contattato prima il ministero. E le regole che stabiliscono la pericolosita’ degli orsi sono chiare e lungi dal lasciare spazio a soggettivita’ e emotivita’. I rischi sono catalogati nel Pacobace (il piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi cento orientali), con il supporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)”.