Grazie all’inesauribile opera della Professoressa Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice presso la California State University at Nordhoff St. – Mathematic Department Los Angeles, si e’ conclusa la fase di invio di osservazioni di contrarieta’ al progetto Ombrina Mare da parte della Medoilgas di Sergio Morandi.
Al Ministero dell’Ambiente sono state inviate numerose centinaia di comunicazioni e da ogni spaccato della societa’ civile d’Abruzzo, incluse associazioni di commercianti, di balneatori di enti religiosi, sportivi, turistici, ambientali e culturali nonche’ da numerosi accademici e cittadini della regione, tanto da intasare piu’ volte i computer del Ministero dell’Ambiente a Roma. Testi di contrarieta’ ad Ombrina sono arrivati da tutta Italia e da associazioni ed amanti dell’Abruzzo residenti in Germania, Irlanda, Inghilterra, Marocco, Olanda, Svizzera, USA, Canada, Slovenia, Spagna, Montecarlo, da ben sessanta associazioni francesi nonche’ dal direttore della Croce Rossa Internazionale della sede dello Yemen.
Nel loro complesso sono state sottolineate numerose criticita’ dell’intervento della Medoilgas, fra cui la superficialita’ dei nuovi documenti presentati in sede di AIA, la mancata analisi del rischio collegata ad Ombrina Mare – rimandata ad altra sede come se si potesse continuare ad infinitum nell’attesa – la mancanza di risorse per far fronte ad eventuali incidenti considerato l’esiguo capitale sociale che resta alla Medoilgas, dati ed analisi dati poco affidabili e la piu’ totale incompatibilita’ di una FPSO e di quattro o sei pozzi di petrolio a sei chilometri da riva con l’Abruzzo che vogliamo.
Non sappiamo come finira’ la questione Ombrina Mare cosi come non sappiamo cosa si agita dentro i palazzi romani, se sara’ la voce del buonsenso a prevalere o se invece i troppo comuni inciuci italici avranno la meglio. Di certo, dopo la grande manifestazione del 13 Aprile 2013, l’Abruzzo intero ha dimostrato un grande senso civico e di partecipazione popolare in modo democratico, intelligente e costruttivo. Se Ombrina verra’ fermata – e non possiamo saperlo – il merito non sara’ di nessun partito, movimento politico o “grande” associazione ambientalista, quanto delle centinaia di persone che dal primo giorno hanno cercato di informare, di lavorare nel concreto, mettendo pressione ai governi regionali e centrali che si sono susseguiti nel corso di questi sei anni e rendendo Ombrina Mare un caso politico, prima ancora che ambientale.
Giova ricordare che il Tar del Lazio, qualche mese fa, respinse il ricorso della Medoil contro il Ministero dell’Ambiente sull’autorizzazione a perforazioni petrolifere in Adriatico della piattaforma Ombrina Mare nel tratto antistante Ortona e Vasto. Per i giudici fu corretto il comportamento del ministero, all’epoca guidato da Orlando, che bloccò l’impianto chiedendo un’Aia,autorizzazione integrata ambientale. Ricordiamo che il progetto petrolifero denominato “Ombrina Mare”, della società inglese Medoilgas, è composto da una piattaforma di produzione posta a soli 5 km dalla costa con 6 pozzi, 36-42 km di tubazioni sottomarine e una grande nave raffineria FPSO di 320 metri di lunghezza ormeggiata a 10 km dalla costa per almeno 24 anni. Il tutto di fronte alla Costa dei Trabocchi, un’area di tale pregio naturalistico tale da essere individuata dal Parlamento italiano nel 2001 come Parco nazionale. Solo nella fase di perforazione verrebbero prodotti 14.258 tonnellate di rifiuti, soprattutto fanghi.
