Mentre il consumo di mandorle continua a crescere, spinto dalle ricerche scientifiche che confermano i loro effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio, sale l’allarme per l’impatto ambientale della loro coltivazione. L’80% della produzione mondiale proviene dalla California, dove e’ in corso la peggior siccita’ mai registrata nella storia, riferisce The Atlantic. La coltivazione di ogni mandorla richiede piu’ di 4 litri d’acqua, mentre in California in 10 anni la superficie di terra per produrle e’ cresciuta del 44%.

Il livello del fiume Klamath e’ sceso perche’ l’acqua e’ deviata ai campi, mettendo a rischio la vita di decine di migliaia di salmoni. Intanto, lo svuotamento delle falde acquifere fa temere collassi di terreni e strade. La produzione di mandorle dipende dall’impollinazione delle api: alla California servono 1,4 milioni di colonie, secondo il dipartimento dell’Agricoltura americano, in gran parte importate. Nel 2014, pero’, la maggior parte di quelle introdotte nello Stato e’ morta a causa dei pesticidi, in linea con quanto accade in tutto il mondo per la Sindrome dello spopolamento degli alveari. Negli Usa si mangiano mandorle 10 volte piu’ che nel 1965 e di recente il consumo di questi semi ha battuto quello record delle arachidi. Circa 30 grammi nella dieta quotidiana sono associati al calo del 3,5% dei rischi di malattie cardiache a distanza di dieci anni, oltre che ad altri vari benefici. L’ultima ricerca che lo conferma e’ di David Jenkins, professore dell’Universita’ di Toronto.