Ricerca, EPO: da doping a scudo per il cervello dei bebé prematuri

L’eritropoietina (Epo), l’ormone reso famoso nel mondo dello sport per essere usato dagli atleti come doping perchè aumenta l’ossigeno nel sangue e quindi migliora le prestazioni, ora può ridurre significativamente i danni cerebrali nei bebè molto prematuri. A stabilirlo per la prima volta è la ricerca dell’Università di Ginevra e dell’ospedale universitario di Ginevra pubblicato sul ‘Jama’. I prematuri hanno più probabilità di sviluppare anomalie al cervello con conseguente ritardo della crescita neurologica. Lo studio ha verificato che tre dosi di eritropoietina, che stimola la formazione di globuli rossi, subito dopo la nascita, riducono significativamente i danni cerebrali nei prematuri. Secondo i dati dell’Oms, quasi 400 mila bambini nascono ogni anno in Europa prima della 32esima settimana di gravidanza, 2,6 milioni in tutto il mondo. Oggi gli specialisti possono evidenziare le complicanze neurologiche grazie alla risonanza magnetica, identificando il danno cerebrale in una fase precoce ed evitando le conseguenze a lungo termine sullo sviluppo del bambino. L’eritropoietina sintetica, spesso usata impropriamente come doping, è però un trattamento comunemente praticato per prevenire l’anemia nei neonati prematuri perché riduce la necessità di trasfusioni di sangue. Ora la ricerca ha dimostrato che lo stesso ormone ha anche un effetto neuroprotettivo. I ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica 165 bambini, metà dei quali hanno ricevuto tre dosi di Epo due giorni dopo la nascita. “Abbiamo scoperto che i bambini nati in anticipo che avevano ricevuto il trattamento hanno avuto molti meno danni rispetto a quelli del gruppo di controllo a cui che era stato dato un placebo”, spiega Russia Ha-Vinh. La ricerca fa parte di un ampio studio svizzero condotto in collaborazione anche con l’Università di Zurigo, che vede coinvolti 495 bambini nati in Svizzera tra il 2005 e il 2012. La fase successiva del lavoro si concentrerà sullo sviluppo neurocognitivo di questi bambini, che poi prenderanno parte a vari test e sullo sviluppo cognitivo tra i due e i cinque anni. Secondo Petra Susan Hüppi, responsabile del Dipartimento di pediatria dell’ospedale universitario di Ginevra: “Se i test futuri confermeranno l’effetto che il trattamento con l’Epo ha sulle disabilità dello sviluppo neurologico che colpiscono i prematuri, avremo compiuto un passo importante nel prevenire i danni cerebrali e le sue conseguenze a lungo termine”.