Arriverà dalla ricerca genetica la ‘secchiata gelida’ che ucciderà la Sla. Ne è convinto il neurologo Mario Sabatelli, che mentre impazza il contagio virale della campagna Ice Bucket Challenge promossa dalla Als Association americana per la lotta alla sclerosi laterale amiotrofica, fa il punto con l’Adnkronos Salute sui progressi della scienza contro la patologia neurodegenerativa ad oggi senza cura. “Il traguardo non è dietro l’angolo – premette l’esperto, responsabile del Centro Sla del Policlinico Gemelli di Roma e presidente della commissione scientifica di Aisla, Associazione italiana per la Sla – e per tagliarlo servono moltissimi fondi. Un problema non da poco, trattandosi di una malattia rara. Tuttavia siamo moderatamente ottimisti perché, per la prima volta in 20 anni e grazie alle nuove tecnologie di indagine genetica, stiamo iniziando a capire alcuni meccanismi alla base di questa malattia. E comprenderli – sottolinea il neurologo – è il punto di partenza che ci permetterà di individuare nuovi bersagli da colpire per lo sviluppo futuro di una terapia”. Sabatelli è fra i ricercatori che nei mesi scorsi hanno scoperto un nuovo gene responsabile della Sla, ed è convinto che la strada più promettente da seguire sia questa: “Imparare a conoscere via via tutti i numerosi geni implicati nella malattia. Anche nella componente sporadica”, precisa, tenendo a puntualizzare che la sclerosi laterale amiotrofica è ereditaria solo in una piccola percentuale di casi. “Per la prima volta – prosegue Sabatelli – è possibile studiare dei tentativi di terapia mirata ai meccanismi genetici della malattia”. E ‘nel mirino’ ci sono già degli “obiettivi specifici. Per esempio, ora sappiamo che in quasi tutti i pazienti si accumula una proteina chiamata TBP4 e stiamo cominciando a capire cosa succede quando si verifica questo accumulo”. Un filone di ricerche sta percorrendo la via della terapia cellulare, a base di staminali. “Sono già in corso dei trial – evidenzia l’esperto – e anche in Italia ci sta lavorando il team di Angelo Vescovi. Si tratta di un campo ancora complicato, ma interessante. Una strada che merita di essere seguita”. In Italia si contano “circa 5 mila persone colpite dalla Sla”, ricorda Sabatelli. Si tratta di “una malattia inesorabilmente progressiva e fatale nel giro di 3-5 anni. Esistono anche forme a lenta progressione e in 2 persone su 2 mila la patologia si è completamente arrestata”. Ma in tutti gli altri casi non si ferma e vincerla “è una guerra contro il tempo. Da combattere insieme, grazie alla collaborazione tra la comunità scientifica internazionale e con l’aiuto di tutti”.
Salute, SLA: “la vera ‘secchiata’ per batterla arriverà dalla ricerca genetica”
