
Si tinge di giallo il mondo della ricerca sulle cellule staminali. Lo scienziato giapponese, Yoshiki Sasai, di 52 anni, vicedirettore del prestigioso Riken Institute e famoso per le sue ricerche, e’ stato trovato morto nel suo laboratorio per quello che sembra un suicidio, come riporta la Bbc. L’uomo, noto per essere riuscito a convertire le staminali in altri tipi di cellule come quelle degli occhi e dei tessuti cerebrali, era stato coinvolto in uno scandalo quest’anno per due ricerche che aveva supervisionato, ma su cui erano piovute le accuse di plagio e di falsificazione, tanto che la rivista Nature, su cui erano state pubblicate a gennaio, ne aveva ritrattato la pubblicazione a luglio. Gli studi, che sostenevano che le cellule staminali potessero essere prodotte da normali cellule adulte immergendole in acido per 30 minuti, avevano suscitato diverse critiche dopo che altri scienziati non erano riusciti a replicarne i risultati. I lavori sono stati poi ritirati da Nature, per il dubbio che alcuni risultati fossero stati falsificati. E anche se la coordinatrice dello studio, Haruko Obokata, e’ stata dichiarata colpevole di cattiva condotta, Sasai e’ stato invece assolto da un diretto coinvolgimento, pur ricevendo critiche per la sua supervisione e per non aver rilevato le contraddizioni degli studi. Ma Sasai si sentiva imbarazzato e a disagio per i problemi suscitati dalle due ricerche e rammaricato per il suo ruolo nello scandalo, anche se nessuno immaginava che sarebbe arrivato a compiere un gesto del genere. Sono state trovate diverse lettere, trovate nella sua valigia e sulla scrivania della sua segretaria indirizzate ai suoi colleghi, e una a Obokata, la ricercatrice accusata di aver contraffato gli studi. Philip Campbell, redattore capo di Nature, ha definito la morte di Sasai come ”una vera tragedia per la scienza e un’immensa perdita per il mondo della ricerca”.