“La cartografia di base viene affiancata, in aree urbane di particolare interesse come il centro storico di Urbino, inserito nel patrimonio dell’UNESCO – ha proseguito Sara Bertozzi, sempre dell’Università di Urbino – da una restituzione cartografica dei litotipi dell’edificato urbano rilevabili direttamente su campo attraverso sistemi GIS mobile”.
Ed ecco che grazie alle geoscienze, alle innovazioni tecnologiche è stato possibile capire , studiare , per poi offrire l’opportunità al mondo intero di apprezzare. Ad esempio “molte delle pietre utilizzate nel centro storico di Urbino hanno una provenienza locale – ha concluso Bertozzi – tra queste il Calcare massiccio, che genera la nota morfologia della Gola del Furlo, utilizzato per le sue caratteristiche come contorno di porte e finestre ma anche per le due grandi aquile che sormontano Porta Valbona. Non sono molte quelle di provenienza diversa dalla Successione Umbro-marchigiana, solitamente presenti solo negli arredi interni delle chiese, ma da citare è sicuramente il caso dell’Obelisco egiziano in granito rosa situato in Piazza Rinascimento. L’Obelisco di Urbino, uno dei dodici obelischi egizi originali in Italia, si trova di fronte al lato orientale del Palazzo Ducale e davanti alla chiesa di San Domenico, è formato da quattro blocchi sovrapposti, risalenti all’epoca di Hofra o Apries (ventiseiesima dinastia, 558-568 a.C.). Proviene probabilmente dal Tempio di Iside al Campo Marzio a Roma e arrivò a Urbino nel 1737, a celebrazione del pontificato di Clemente XI per il rinnovamento nel tessuto urbano voluto dalla famiglia Albani”.
Passeggiare per Urbino significa esplorare un ambiente urbano unico, totalmente plasmato in laterizio. È come muoversi in una labirintica scultura in terracotta, che spesso ci avvolge completamente dalla pavimentazione, alle pareti, alle piccole volte, con la pietra calcarea che disegna con il suo colore bianco le finestre e i portoni, in un insieme di straordinaria armonia.
