Oggi è una giornata importante per la comunità meteorologica italiana, e non solo per la violenta ondata di maltempo che sta colpendo il centro/sud provocando purtroppo eventi alluvionali con conseguenze drammatiche in Puglia. Esattamente 100 anni fa, il 5 settembre 1914, nasceva Edmondo Bernacca, padre fondatore della meteorologia italiana e straordinario comunicatore oltre che valido generale di brigata aerea dell’Aeronautica Militare con una carriera davvero brillante. Bernacca è morto il 15 settembre 1993, all’età di 79 anni. Oggi manca tantissimo a tutti noi: chissà con quale attenzione e dovizia di particolari avrebbe commentato una situazione meteo come quella attuale, chissà con quali termini di precisione ma al tempo stesso comprensibili a tutti.

Dal 6 gennaio 1968 Edmondo Bernacca curò la rubrica IL TEMPO IN ITALIA (poi CHE TEMPO FA), nel 1968, anno di molte contestazioni, nasce il mito di Bernacca. “L’ha detto Bernacca” diventa una frase celebre, ironicamente il colonnello diceva: “mi fa piacere. Bernacca, Bernacchino, bernaccare, sono i termini amichevoli che ogni tanto sento. Con un nome diverso e una faccia diversa non sarei diventato così popolare. Sorrideva e incassava quando lo prendevano in giro sull’esattezza delle sue previsioni, sapeva che prevedere il tempo, in quegli anni, evoca in molti immagini assimilabili agli stregoni. Da chi studiava le dinamiche atmosferiche ci si aspettava poteri divinatori. Sorrideva Bernacca e spiegava che il suo lavoro era assai difficile, specialmente in Italia, per la sua forma, per le caratteristiche ricorrenti del clima nel nostro Paese.
A seguito del successo ottenuto il programma di Bernacca venne spostato dalle 13,00 alle 19,55, prima del telegiornale della sera. Bernacca inchiodò al video migliaia di telespettatori disegnando sulla sua mitica lavagna nera le isobare, le curve cicloniche e anticicloniche, il suo gessetto bianco segnava una perturbazione oppure l’alta o la bassa pressione; era talmente popolare che il suo cognome evocava frasi come “che tempo fa domani?” e “nebbia in Val Padana”. Bernacca “bucava” il video, fu una delle prime star televisive, invitato a programmi di ogni genere, dal varietà alla cultura, premi e riconoscimenti. Nel 1972 la Direzione della Rai prende la decisione di ridurre CHE TEMPO FA? da 3 minuti a 2 minuti, i telespettatori si scatenano: arrivano in Rai e a TV SORRISI E CANZONI (lo ricordano Fabrizio Soletti e Gigi Vesigna), ciò induce la direzione della Rai a riportare la durata della rubrica a 3 minuti.
Bernacca allora si dedicò all’insegnamento (fu docente al Centro Addestramento Piloti dell’Alitalia) e venne chiamato dall’emittente privata romana Uomo Tv. a leggere le previsioni del tempo. Per tutti era sempre “il colonnello”, anche se, dopo il pensionamento, era stato promosso generale. Nel 1982 Bernacca viene richiamato dalla Rai per condurre METEO1 (nuovo titolo di CHE TEMPO CHE FA?), dal 1985 al 1989 fa il testimonial in una campagna pubblicitaria per una nota azienda farmaceutica. Le sue ultime apparizioni televisive sono all’interno del Tg4 serale.
Il colonnello Bernacca è stato un mito per tutti coloro che sono nati negli anni ’60, la riprova è che Fabio Fazio (esponente di tale generazione) ha intitolato il suo ultimo programma proprio CHE TEMPO FA.
Bernacca morì a Roma il 15 settembre 1993. Nel novembre 2005 il Comune di Roma ha dedicato ad Edmondo Bernacca una strada, il largo fra via del Poggio Laurentino e via dell’Architettura (municipio XII) alla spalle del grattacielo dell’Inail all’Eur. Alla cerimonia di inaugurazione è intervenuto l’assessore alla Cultura, Gianni Borgna, che ha ricordato Bernacca come “un grande personaggio della tv che ci ha accompagnato per tanti anni dicendoci che tempo avrebbe fatto domani. Ha di fatto inventato questo genere di trasmissione televisiva che ancora oggi è in gran voga, anche se con strumenti e volti nuovi“. Oggi sempre a Roma lo ricorda l’Associazione “Edmondo Bernacca”, operativa nel settore della meteorologia.
