Aneurisma cerebrale: fattori di rischio, sintomi, diagnosi e cura

ANEURISMA CEREBRALEL’aneurisma cerebrale è una malformazione solitamente rappresentata dalla dilatazione di uno o più vasi sanguigni del cervello. La dilatazione, che solitamente assume una forma sacciforme, rende fragili le pareti dei vasi, predisponendo il vaso sanguigno alla rottura, causando l’emorragia subaracnoidea, un evento che può rivelarsi fatale se non trattato tempestivamente.

FATTORI DI RISCHIO: I fattori di rischio, legati a un aneurisma, sono numerosi. Tra quelli trattabili: l’ipertensione arteriosa, il sovrappeso e l’obesità, l’arteriosclerosi, il fumo, l’assunzione di droghe, in particolare cocaina, un trauma cerebrale, l’abuso di alcol, determinate infezioni del sangue, l’inattività fisica.

Tra i fattori di rischio non trattabili: l’età avanzata, il basso livello di estrogeni dopo la menopausa, una storia familiare di aneurisma, la razza africana, asiatica o caraibica; popolazioni, queste, predisposte a soffrire di ipertensione. Esiste, poi, una terza categoria di cause, di natura congenita, ovvero presenti sin dalla nascita. Si tratta di patologie particolari, spesso caratterizzate da anomalie dei vasi sanguigni dell’apparato circolatorio: la Sindrome di Ehlers-Danlos; una malattia ereditaria che colpisce il tessuto connettivo e rende i vasi sanguigni più deboli; il rene policistico; una patologia ereditaria, caratterizzata da cisti a livello dei reni, che provoca ipertensione cronica; la coartazione aortica, un restringimento anomalo dell’aorta, che può provocare ipertensione arteriosa; una malformazione artero-venosa a livello cerebrale. Chi ne soffre nasce con un’anomala connessione tra arterie e vene, tale per cui il flusso di sangue, attraverso queste, è interrotto.

SINTOMI: Tra i sintomi più frequenti nei casi di aneurisma cerebrale non rotto, troviamo: perdita o abbassamento della vista o visione doppiata, difficoltà con i movimenti degli occhi, paralisi dei muscoli facciali con difficoltà discorsive, emicrania. Tra i sintomi di aneurisma cerebrale rotto: dolore improvviso e fortissimo alla testa, descritto spesso come un enorme colpo al capo, rigidità del collo, nausea e vomito, visione vaga o doppia, fotofobia, pupille dilatate, confusione, perdita di coscienza.

DIAGNOSI: I test diagnostici includono:la tomografia computerizzata. Una TAC, è il primo test utilizzato per determinare se si dispone di sanguinamento nel cervello. Con questo test, si può anche ricevere l’iniezione di un colorante che rende più facile osservare il flusso di sangue nel cervello e può indicare il sito di rottura dell’aneurisma. Questa variazione del test è chiamata angiografia TC. In caso di emorragia subaracnoidea, ci saranno molto probabilmente globuli rossi nel liquido che circonda il cervello e la colonna vertebrale (liquido cerebrospinale). Il medico prescriverà un esame del liquido cerebrospinale in caso di intomi di rottura di un aneurisma, se la TAC non ha mostrato evidenza di sanguinamento. La procedura viene chiamata rachicentesi. Infine: la risonanza magnetica che utilizza un campo magnetico e onde radio per creare immagini dettagliate del cervello, e l’angiografia cerebrale; procedura, chiamata anche arteriografia cerebrale, durante la quale il medico inserisce un tubo sottile e flessibile (catetere) in una grande arteria di solito nell’inguine fino alle arterie nel cervello. Un colorante speciale iniettato nel catetere viaggia per le arterie in tutto il cervello. Una serie di immagini a raggi X possono, quindi, rivelare dettagli sulle condizioni delle arterie e il sito di rottura di un aneurisma.

CURA: Riguardo alla cura, la tecnica classica è il clippaggio, che prevede una craniotomia, un taglio sul cranio per accedere al cervello e successivamente la chiusura dell’aneurisma mediante l’applicazione di una clip metallica in titanio o più di una, in base all’entità del danno; riducendo o eliminando l’afflusso di sangue all’aneurisma ed evitando ulteriori rotture o emorragie. L’embolizzazione, invece, consiste nell’introduzione di un catetere in una grossa arteria (per esempio a livello inguinale), guidandolo a raggiungere l’aneurisma. Una volta posizionato il catetere al suo interno, si iniettano delle microspirali di platino per chiudere l’aneurisma, facendo sì che non vi scorra più sangue all’interno.