
I ricercatori hanno dunque simulato un disco protoplanetario ”vergine” – completamente privo di ghiaccio contenente deuterio – e lo hanno fatto ”girare” per un milione di anni, per vedere se fosse in grado di produrre ghiaccio pesante in quantita’ analoghe a quelle presenti nelle meteoriti, negli oceani terrestri e in quelle vere e proprie capsule temporali che sono le comete. Risultato: niente. Di conseguenza, buona parte dell’acqua presente nel Sistema solare doveva gia’ essersi formata quando il Sole ancora non c’era. Una conclusione, questa, che incoraggia ulteriormente la ricerca di pianeti abitabili – o magari gia’ abitati da qualche forma di vita – al di fuori del Sistema solare. Come sottolinea John Robert Brucato, astrobiologo all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri dell’Inaf, ”gia’ sapevamo che tutta l’acqua che troviamo sulla Terra vi e’ stata trasportata da piccoli corpi, come le comete e gli asteroidi”, ma con questo lavoro si fa un ulteriore passo in avanti e si e’ riuscito, infatti, a capire che l’acqua che oggi costituisce gli oceani terrestri, e che e’ presente negli altri corpi del Sistema solare, e’ rimasta praticamente inalterata rispetto a quella presente nel mezzo interstellare e non ha subito trasformazioni durante il processo di formazione dei pianeti. Questo permette di capire che le condizioni iniziali che hanno favorito la nascita della vita non sono uniche, cioe’ non dipendono dalle caratteristiche peculiari del nostro Sistema solare, ma possono essere comuni nello spazio. ”E dunque presenti – osserva Brucato – anche in altri sistemi planetari. Questo aumenta ulteriormente la speranza di trovare segni di vita in qualche altro angolo della nostra galassia. Bastera’ semplicemente saperli cercare”